LIBRI, Recensioni: "Io sono nessuno" Vita e morte di Annalena Tonelli, San Paolo, 2004
Ultimo aggiornamento Mercoledì 10 Marzo 2010 12:01 Scritto da Donatella Massara Martedì 09 Marzo 2010 00:00
Annalena Tonelli è stata uccisa il 5 ottobre del 2003 a Borama in Somalia. Stava attraversando un pezzo di strada scoperta che unisce due dei reparti nell'ospedale da lei creato. Aveva sostato perchè lì erano accampati i nomadi del deserto e voleva dargli le medicine. Secondo le testimonianze due sicari le hanno sparato da un cespuglio. Dopo la sua morte lo stato del Somaliland ha arrestato varie persone ma finora non sono stati processati. Che la sua uccisione sia avvenuta di domenica come quella degli altri italiani assassinati in Somalia: il vescovo di Mogadiscio Monsignor Colombo, la dottoressa Graziella Fumagalli, Ilaria Api e Miran Hrovatin fa pensare che ci sia un filo che unisce tutte queste morti. Erano tutte persone alle quali le popolazioni somale dovevano rispetto e riconoscenza per il bene che gli stavano facendo, un atteggiamento che disturbava i gruppi locali interessati a mantenere un clima di guerra. Potrebbero anche da queste mafie locali essere stati visti come personaggi che attiravano grosse somme di denaro e sulle cui attività i signori della guerra avrebbero potuto interagire, una volta eliminati chi le difendeva. E comunque per alcuni era ancora una provocazione o lo era diventata: donna, bianca, cristiana e non sposata. A Annalena Tonelli abbiamo dedicato una parte dello spettacolo ANIMA MUNDI. La drammaturgia femminile, presentato l'8 marzo alla Biblioteca Sormani con la direzione di Ombretta De Biase, ideatrice della rassegna, su testo di Maricla Boggio e regia di Anna Battaglia.
Annalena Tonelli, nei suoi 30 anni di lavoro in Africa, aveva subito minacce e aggressioni fisiche, per cui sapeva di camminare in mezzo a gente che aveva bisogno di lei, 'i miei somali', come li chiamava, ma sapeva anche di essere, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, in una costante posizione di pericolo. Aveva sempre cercato di tenere al riparo della celebrità i luoghi dove si spendeva per aiutare i poveri, ammalati di tbc, handicappati, ciechi, malati di mente. Pensava che meno si metteva in vista e più la sua situazione personale e il progetto a cui stava lavorando erano protetti. C'è da aggiungere che faceva parte del suo profilo non mirare a niente che potesse metterla in vista o che includesse una dose di progettualità, di azione e di volontà inutile di fronte al puro e semplice aiutare gli altri. Perchè di questo si occupava Annalena Tonelli: di aiutare gli altri testimoniando attraverso l'amore per il genere umano, quello che più difficilmente accettava di essere amato e aiutato, la sua fede, il messaggio evengelico, la parola di Dio e l'amore per il Figlio, Gesù Cristo. La fedeltà al suo dovere la teneva fuori anche dagli ordini religiosi, non aveva preso i voti, non mirava a costruire grandi progetti che rimanessero nel tempo a sua memoria, voleva agire infaticabilmente là dove la gente soffriva, dove c'erano i poveri e il dolore, la fame, la guerra, la perdita di ogni sentimento anche di fronte alla morte dei figli bambini.
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INCONTRI, ANNUNCI: La Stregheria V edizione - Casa Internazionale delle donne, Roma
Ultimo aggiornamento Domenica 14 Marzo 2010 12:23 Scritto da Monica Di Bernardo Domenica 14 Marzo 2010 00:00
Il Paese delle donne
Zora Neale Hurston Archivia
V edizione
La Stregheria
20 marzo 2010
Casa internazionale delle donne – Sala Simonetta Tosi – Via della Lungara 19
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Città Vicine, Articoli: Dedicato ad Anna Scarfò
Ultimo aggiornamento Lunedì 01 Marzo 2010 20:33 Scritto da Franca Fortunato Lunedì 01 Marzo 2010 00:00
vai alla lettera di Aurora Sorace Scarfò, madre di Anna pubblicata il 26,2,2010 sul Quotidiano della Calabria
DEDICATO AD ANNA SCARFO’
NEL leggere la storia di Anna Scarfò, la giovane donna di Taurianova, vittima della violenza maschile sul suo corpo e alla reazione, da lei raccontata, delle donne e uomini della comunità , ho subito pensato “per fortuna che c’è lei”, altrimenti quel lembo di Calabria sarebbe ancora tutto dominato dalla cultura patriarcale che vuole la donna violentata colpevole e i maschi, autori della violenza, semplicemente degli “uomini”.
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