Storia Vivente: Testi: I tre libri di Tracy Chevalier

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La scrittura della storia, non soddisfatta dei documenti, delle cronache e delle testimonianze oculari si addentra nelle case, visita luoghi di lavoro, studi di artisti, porta luce nei segreti reconditi della natura, indaga nell’anima di protagoniste, protagonisti e comprimari.

 

Tracy Chevalier, La ragazza con l’orecchino di perla, trad. di Luciana Pugliese, Neri Pozza, 2000, pp.237, € 14, 50

Tracy Clevalier, La dama e l’unicorno, trad. di Massimo Ortelio, Neri Pozza, 2003, pp.287, € 15. 50

Tracy Chevalier, Strane creature, trad. di Massimo Ortelio, Neri Pozza, pp. 287, € 16. 50


 

L’autrice, nata in America e vissuta in Inghilterra dopo il 1984, si innamora di volta in volta di un’opera d’arte che può essere un quadro di Vermeer o gli arazzi su disegno di un dipinto pittore del XV secolo o ancora di straordinari animali fossili che emergono dalle profondità delle rocce e del tempo. Muovendo da dati storici e da documenti, Tracy Chevalier mette in scena donne e uomini realmente esistiti insieme a personaggi immaginari ma plausibili che hanno creato, o collaborato a creare, l’opera d’arte e, in grazia di questa incarnazione, la storia acquista lo spessore della vita; a questa rivitalizzazione contribuisce in modo sostanziale la curatissima ricostruzione dell’ambiente, città, interni di abitazioni, paesaggi e natura, rocce spiagge mare, che fanno da sfondo alla vicenda.

Come dirci che la storia ha bisogno anche dell’immaginazione per esistere, di un’immaginazione ancorata all’esperienza.

 I personaggi femminili, i cui caratteri sono descritti nei particolari che ne evidenziano le sfaccettature e i mutamenti in seguito alle circostanze, hanno un risalto particolare e, nella maggioranza degli eventi i narrati, conducono e reggono la trama. Sono personaggi sempre trasgressivi, donne determinate a sfidare le convenzioni dell’epoca in cui vivono. L’amore per l’arte o la scienza, per un uomo o per un’altra donna, le spinge all’azione; l’amore è presente in tutti i libri: amore cercato, deluso, raramente appagato.

 

Ne La ragazza con l’orecchino di perla, la storia, ambientata nel XVII secolo, prende spunto dal famoso quadro di Vermeer, affisso in una delle sale del Museo dell’Aia.

Nella piccola città di Delft, sonnolenta fra specchi d’acqua, giardini, botteghe, laboratori di ceramica azzurra, si muovono Genet, la giovane cameriera amante dell’arte, assunta in casa Vermeer, dove il grande pittore, affascinato dalla semplice grazia della ragazza, ne fa soggetto di un seducente ritratto. Il rapporto fra i due, che fila nelle pose per il compimento dell’opera e fra l’una e l’altra, è ambiguo e sfumato, pronto ad una trasformazione, ma sempre prudente ed esitante nello spostarla verso l’attuazione: frasi sospese, sguardi, porte socchiuse…

L’autrice si destreggia fra gelosie, ammiccamenti, attenta a non lasciare trapelare alcunché di chiaro nei rapporti fra Genet e il pittore. Accanto ai protagonisti, la moglie dell’artista, la famiglia della giovane e il brulicare di artigiani, negozianti attivi nella provincia anseatica.

 

Ne La dama e l’unicorno l’opera narrata è il gruppo dei cinque arazzi probabilmente tessuti in un laboratorio di Bruxelles alla fine del XV secolo, su disegni di un pittore parigino. E’ Gèneviève de Nanterre, la moglie del ricco e nobile committente, che suggerisce al pittore un soggetto amoroso, con le dame protagoniste, contravvenendo al volere del marito che avrebbe preferito campi di battaglia, con cavalli, spade sguainate, bandiere, armature e il corollario di sangue, di morti e di feriti. La vicenda si svolge prima nella capitale francese poi si sposta a Bruxelles nel laboratorio di un tessitore fra i più rinomati della città. La giovane figlia, Alienor, riesce a trasferire negli arazzi e a renderli eterni gli amatii fiori del suo giardino.

Il pittore, i lavoranti, Claude, la figlia di Geneviève, le servette Marie Céleste e Madeleine, Alienor, Philippe de la Tour sono tutti seguaci d’amore: il genere di amore che domina nel libro e quello sessuale, fra donna e uomo, ora gentile ora appassionato ora violento.

La timida e gentile, ma non obbediente Alienor si serve audacemente del suo corpo per ottenere quello che vuole o meglio quello che non vuole.

 

In Strane creature amore e amicizia stringono fra loro due donne, diverse per età, cultura, stato sociale, unite dalla passione paziente e tenace per la ricerca dei fossili disseminati sulla spiaggia di Lyme, nell’Inghilterra meridionale sulle sponde della Manica. La vicenda si è situata tra fine settecento e inizio ottocento, quando la scoperta di animali fossili sconosciuti incominciò a indurre gli scienziati a pensare all’evoluzione della specie. Mary Anning, realmente esistita e donna molto nota all’epoca, è pioniera della ricerca paleontologica, le si deve la scoperta di ittiosauri e plesiosauri e di una quantità di altre specie fossili; nelle peripezie e nelle difficoltà che la novità comportava, avversata com’era dalla Chiesa e dai benpensanti, è generosamente aiutata e supportata dall’amica Elizabeth, una delle indipendenti sorelle Philpot.

Mary, orgogliosa e fiera, aprirà con la sua dedizione alla scienza, nuovi scenari nell’interpretazione dell’evoluzione della terra e dei suoi abitanti, nonostante lo scetticismo, sovente l’ostruzionismo misogino dell’epoca.

 

I tre libri, ciascuno nella propria originalità, sono scritti in modo appassionante, tengono sospesa l’attenzione di chi legge e portano, con l’interesse per la vita e i sentimenti, aria nuova nella storiografia