LIBRI, Recensioni: M.Pace Ottieri, Raggiungere l'ultimo uomo, Einaudi, 2008
Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Giugno 2010 02:41 Scritto da Donatella Massara Mercoledì 24 Febbraio 2010 00:00
Energia solare messa in opera dall'energia delle donne
"Le città non riescono a sopravvivere da sole, le aree rurali sì." Se in India il pericolo non si pone perchè continuano a essere prevalenti gli agglomerati rurali, tuttavia prima di parlare dell'atavico problema della povertà indiana, è bene sapere che dal 2007, nel mondo, per la prima volta nella storia dell'umanità, la popolazione urbana ha superato quella delle campagne. "Per questo il fenomeno è preoccupante." Il libro di Maria Pace Ottieri Raggiungere l'ultimo uomo (Einaudi, 2008) racconta quindi la storia di un modo nuovo di affrontare il problema della povertà: il Barefoot College (Collegio dei Piedi Scalzi) e come opera nei villaggi, indiani ma anche in altre nazioni ovviamente dove prevale l'economia agricola. Nato 35 anni fa nel villaggio di Tilonia, nella regione del Rajesthan, venne creato da Bunker Roy, sua moglie Aruna e altre e altri decisi ad abbandonare la città, la carriera assicurata per destino di casta e famiglia, per andare a vivere dove era possibile dedicarsi da vicino ai poveri e a risolvere il problema della povertà.
Oggi al centro del programma del Barefoot College, fondato sulla trasmissione di conoscenze pratiche, ci sono sempre di più le donne, indiane ma anche arrivate dai più impervi villaggi della Sierra Leone, della Mauritania, dell'Afghanistan, del Camerun, della Bolivia. Sono loro che scelgono di allontanarsi, magari per la prima volta, dal loro villaggio per andare a imparare come costruire i pozzi e come impiantare i pannelli solari. L'energia solare fa funzionare i forni per cuocere i cibi e dà qualche ora di luce, quando è buio, in posti dove prima si andava a dormire alle sette e mezza; essa ha cambiato il modo di vivere di molte persone grazie all'energia delle donne. Le donne sono infatti molto più disponibili degli uomini a apprendere, a seguire le pratiche del Barefoot College e a socializzare le conoscenze nelle campagne. L'esportazione dell'energia solare e delle pompe manuali ha raggiunto luoghi inaccessibili sulla catena dell'Himalaya, in Ladakh, ed è stata portata a una cinquantina di villaggi a sette ore di cammino vicino a Leh, in Kashmir, ai bordi del Nepal. Le ragazze del Barefoot College, le guerriere del sole, come sono chiamate, sono arrivate anche in Afghanistan. I pannelli solari installati in questi villaggi sono costati tutti insieme quanto la Banca Mondiale spende per lo stipendio mensile di una sola consulenza a Kabul.
L'obiettivo del Barefoot College è risolvere il problema della povertà dall'interno: in Occidente ci siamo abituati a vederlo come una questione di soldi che mancano e di finanziamenti da stanziare. È questa la prima convinzione che la filosofia del Barefoot College ha abbandonato per esperienza. In realtà, i soldi vengono stanziati per i paesi poveri, succede però che non arrivino dove ce n'è bisogno, si fermano prima, fra le mani di funzionari locali corrotti, di consulenti e intellettuali delle agenzie internazionali ma anche di Ong che abusano della fiducia accordata loro.
Il Barefoot College costa due milioni di dollari l'anno, di cui un quarto è frutto del lavoro della comunità e il resto suddiviso fra finanziamento del governo del Rajestahn, del governo centrale indiano e di cinque agenzie di donatori, in Olanda, Norvegia, Gran Bretagna, Germania e Francia. Non accettano soldi dall'America e dalla Banca Mondiale. Le remunerazioni di chi lavora al College sono su due fasce: quella più alta di 84 euro al mese, quella più bassa di 42 euro.
Al Barefoot College si è capito che per affrontare la povertà occorre condividerla, di conseguenza i rapporti stilati dai funzionari di alto grado delle Nazioni Unite, a base di statistiche, piani d'azione e carte stradali, sono giudicati ingenui e sprovveduti: "Per sradicare la povertà e la fame non servono indici e dati, solo gli intellettuali che non hanno la più pallida idea di come raggiungere i poveri credono ancora nella loro utilità. Finché i governi del Sud non avranno il potere sufficiente per espugnare il fortino degli imprenditori corrotti e dei politici ladri nei villaggi, il povero non sarà mai libero dal bisogno e dalla paura, qualunque cosa dica il rapporto delle Nazioni Unite. I progetti decisi dall'alto, dai donatori internazionali e dai governi, che non hanno trasparenza finanziaria e di cui non siano responsabili le comunità, sono destinati a fallire".
Uno dei punti forti del campus di Tilonia è la mancanza di una rigorosa organizzazione, "ce n'è quanto basta per essere responsabili ma non tanta da soffocare indipendenza e creatività".
L'obiettivo cardine del Barefoot College è quello di rendere autosufficienti i villaggi importando la tecnologia ma non calandola dall'alto. Queste pratiche prevedono la centralità dell'istruzione per imparare a costruire pozzi, impiantare pannelli solari, convogliare l'acqua piovana nei grandi collettori. È un apprendimento che prevede, contemporaneamente, di demistificare la tecnologia. Le tecniche tradizionali scartate e considerate inutili e primitive, da soppiantare con nuove e costose tecnologie, in realtà in alcuni casi hanno risolto i problemi con un minimo di spesa. Per esempio, era un'antica tecnica l'uso di cisterne sotterranee di acqua piovana e oggi quest'acqua raccolta viene condotta, in modo che non evapori, attraverso un sistema di tubicini alle radici degli alberi da frutto per irrorarle. L'attenzione di chi opera nei villaggi è rivolta prima di tutto agli esseri umani che lì vivono, perché sono loro che hanno di che insegnare e che sanno quali sono le loro risorse interne. Sia Bunker che Aruna riconoscono che hanno prima di tutto imparato dalle donne e dagli uomini con cui hanno condiviso nei villaggi le loro prime esperienze. Sono loro che li hanno ispirati: aggiustaosse, levatrici, rabdomanti, gente con grinta e determinazione, e "l'abilità di vivere con quasi niente, di vivere una vita molto dura con grazia, dignità e rispetto per se stessi".
Al centro di questa pratica emergono le donne, le funzionarie del College che oggi sono responsabili degli svariati settori in cui si articola la vita della comunità. Naurti viene dalle lotte contadine e adesso insegna l'uso del computer alle altre. Aruna le ha insegnato a leggere ma sa quanto ha imparato da lei: "È stata la mia guida nell'esplorazione delle realtà sociali delle campagne, mi ha costretta a imparare nuovi metodi di interloquire, di ascoltare e di rispondere ai poveri, ma anche a far fronte alle mie paure delle critiche e della dinamica delle caste e della politica dei villaggi. L'identificarsi con l'infelicità degli altri, la lotta per una causa collettiva in lei era un istinto. Abbiamo percorso insieme il sentiero del femminismo, mi ha illuminato sul contributo che la politica delle donne poteva dare al pensiero politico e il mio pudore borghese del corpo non era diverso dal suo. Negli anni ho incontrato molte altre Naurti". C'è una lista senza fine di donne coraggiose che si impegnano nell'azione. È a loro che lei si rivolge mirando a costruire insieme un programma politico. Aruna dice di avere una posizione diversa da suo marito, lui svolge un'azione sociale mentre lei pensa che, per cambiare le cose, occorra un'opposizione organizzata e un impegno politico collettivo.
Al Barefoot chi è senza istruzione, non ha titoli di studio e possibilmente è analfabeta e dalit (della casta degli intoccabili) è privilegiato per avere posto nei laboratori dove apprendere dall'esperienza. Il motto è learning by doing, disimparare e imparare perché, come abbiamo appreso dalle parole di Aruna, chi insegna, prima di dare quello che sa, se vuole, può imparare sempre qualcosa che non sa.
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