Oublier
Cheyenne di Valérie Minetto, 2005,
86', anteprima
Questo
film - opera prima - appartiene invece alla serie di "quelle
che non sanno". Però si sforzano di sapere. Molto interessante
per la trama e per la raffigurazione delle protagoniste e dei protagonisti,
giocato sui toni lievemente surreali così che la loro stessa
identità risulta "larger than life", riesce a tenere
a filo sia la forza e la conflittualità della relazione fra
le due donne, che a raffigurare lo scontro fra persone dello stesso
sesso di cui non sono previste 'le nozze', anche se le desiderano.
Lo scontro fra le soggettività è fortissimo sul limine
della radicalità. C'è inoltre la psicologia di personaggi
femminili e maschili che non sono letterali ma molto icastici pur
conservando una loro densa umanità. Purtroppo nei primi 40
minuti è faticoso, alterna scene molto pensate e sofferte con
altre tese a arrivare al finale che si aspetta senza vedere in esse
una reale necessità. Mi sarebbe piaciuto che un tema così
interessante venisse girato e sceneggiato con piena maestria. Viceversa
quando finalmente si sblocca e arriva il riconoscimento delle loro
diversità il film si anima e si risveglia. Per una presentazione
francese varrebbe l'opposto: <<et le scénario, inventif
dans sa première partie, devient par la suite plus conventionnel.
Malgré ces réserves, Valérie Minetto est une
cinéaste à découvrir.>> E sono d'accordo.
Valérie Minetto rivela qualcosa di Godard quando sembra giocarsi
tutto un film per arrivare a una sola scena indimenticabile e chiarificatrice.
Oublier
Cheyenne è un film politico e quindi parla di grandi passioni.
Sonja ha una storia d'amore con Cheyenne. Ma già nell'inizio
del film siamo inserite/i nella loro incipiente rottura, perchè
le rispettive scelte di vita stanno entrando in un lacerante conflitto.
Sonja è un'insegnante di chimica, ha il suo lavoro e lo svolge
con intersse e solerzia, intanto ha storie con donne e a volte con
scarsissima convizione anche con uomini. E' certa però di non
volere fare figli e sposarsi. Cheyenne, la donna che ama ed è
riamata è una giornalista, licenziata per questioni di resizing,
decide di vivere allo stato naturale, rifiutando i consumi di una
società che sarebbe arrivata al suo punto di saturazione, senza
energia elettrica, senza casa, liberandosi dei costi della civiltà
capitalista e dei consumi che impone vuole abbandonare ogni certezza.
Possiede una bicicletta con cui si sposta e pedalando lungo ripide
salite raggiunge la roulotte di Edith, fuori città e con lei
condividerà la vita. Edith è una semialcoolizzata, ex
giornalista anch'essa, che vive pescando nel fiume e raccattando le
verdure di scarto al mercato. Cheyenne decide che non salirà
più sulle auto che distruggono l'aria.
Sonja
rifiuta di condividere la radicalità di vita di Cheyenne. Dopo
14 giorni di lontananza ha incontrato un ragazzo con cui fa l'amore
che si innamora di lei e vorrebbe sposarla. E che lei rifugge mantenendo
un'amicizia divertita e curiosa per questo ragazzo che scrive volantini
contro la società dei consumi e li distribuisce alla gente
attraverso le caselle. Incontra anche Beatrice in un locale per sole
donne, lesbica cattiva che accalappia le sue vittime per poi farle
soffrire, conoscendo lei, per prima, la sofferenza nel comportamento
delle altre. Come quella che esercita su di lei Sonj che le parla
di Cheyenne. La relazione con i personaggi che ruotano attorno a Sonja
si rivelano alla fine tutti inutili, anche una delle sue allieve anch'essa
vittima della disperazione economica. Sonja raggiunge in macchina
Cheyenne, dopo i primi momenti di incontro, si scontreranno di nuovo
i diversi stili di vita, la rigidità con cui l'una e l'altra
non riescono a conciliare scelte così radicali e comunque per
tutte e due molto sofferte.
Altri
personaggi intervengono in questo spaccato di vita contemporanea e
altre storie completano il quadro sia Edith che Cheyenne non sono
più riuscite e reintrodursi nella società, dove il gioco
finanziario ha stravolto ogni forma equa di scambio Perso il lavoro
la loro protesta le tiene ai margini della società fino a cacciarle
in una zona ibrida dove per resistere c'è la coerenza nel rifiuto
di ogni compromesso. Però dopo un incidente mentre corre con
la bicicletta per raggiungere Sonja, Cheyenne accetterà di
salire su una macchina per raggiungere la casa dell'amica. Abbraccio
finale non per Edith che rinuncia anche all'unico rapporto che ha,
con Vladimir l'operaio russo, preferendo la completa solitudine.
Cito
la prima pagina di Viviane Forrester, L'orrore economico,(L'horreur
economique) Ponte delle grazie, 1997
<<[...] Non è forse il lavoro a governare, in linea di
principio, qualsiasi tipo di distribuzione della ricchezza, e di conseguenza
qualsiasi forma di sopravvivenza? I grovigli di scambi che ne discendono
ci appaiono indiscutibilmente vitali come quelli attraverso i quali
circola il sangue nel corpo umano. Ora questo lavoro - da sempre ritenuto
il nostro motore naturale, la regola del gioco adatta al nostro passaggio
in quegli strani luoghi in cui ognuno di noi ha la vocazione di annullarsi
e sparire - oggi non è più che un'entità priva
di qualsiasi sostanza.>>
Mi
è piaciuto questo film anche per il rapporto di continuità
con la storia della regia femminile. Non è difficile vedere
chi sta alle spalle di Cheyenne e di Edith, la Mona di Senza tetto
nè legge di Agnes Vardà (Leone d'oro, 1985).