SABATO 7
MAGGIO
DALLE ORE 15 ALLE 19,30
AUDITORIUM S.CARLO
Milano, Corso Matteotti
14 (MM1 San Babila)
di
Retescuole
e Autoriforma gentile
FELICITA' SOTTOBANCO
Dopo
elementari e medie la riforma arriva alle superiori e all'università, dove
forse è meno forte il tessuto di relazioni politiche radicate nelle pratiche
di lavoro e più diffusa l'abitudine a cercare soluzioni individuali di
sopravvivenza e aggiramento delle norme. Più difficile quindi la risposta
collettiva. Ma non impossibile, come si comincia a vedere. Ne sono segni il netto
rifiuto che le assemblee sindacali di numerose scuole superiori oggi esprimono
della bozza di Decreto Moratti, e una risposta attraversa già le università
e ha bloccato il disegno di legge che rendeva precaria la figura docente. Un altro
segno, meno visibile ma forse più importante per noi che scriviamo, è
quel filo di felicità che corre sottobanco nel ritrovato piacere a incontrarsi,
discutere, immaginare situazioni inedite, come occupare le scuole docenti e studenti
assieme o aprire le università a maestre e insegnanti per mettere in comune
le idee senza ruoli prestabiliti.
Nell'università aumenta il malessere
per la crescente frammentazione del sapere in esami e esamini, in nome di una
presunta libertà dello studente che invece è il segno della perdita
di quel legame continuativo che consente il tempo necessario a fare un'esperienza
di conoscenza. Nelle scuole superiori l'invasione di tecnicismi, segmentazioni
modulari, privatizzazioni di percorsi e destini, ha lasciato il segno e cresce
da un lato una depressa e deprimente rassegnazione, dall'altro la nostalgia di
un tempo perduto fatto di prestigio e trasmissione di conoscenze certificate dalla
tradizione.
La cultura torna a essere immaginata come studio solitario di
conoscenze alte per definizione. Destinata a essere tradita dai giovani d'oggi
ignoranti e superficiali. Pure di questa crisi che investe il senso stesso di
fare e trasmettere cultura si può approfittare per cominciare a percorrere
altre strade. Nell'esplosione delle conoscenze e nella crisi delle bussole pedagogiche
può essere l'apertura di uno spazio di creatività e invenzione.
Ogni essere umano contiene più esseri umani, ogni mondo contiene più
mondi possibili.
E' nell'esperienza personale di ogni docente che lo spazio
dell'insegnare è ancora uno spazio possibile di libertà e di scommessa
sul sapere, a condizione che quella libertà si abbia il coraggio e la serenità
di prendersela. Perché ragazze e ragazzi siano coinvolti in una ricerca
condivisa, aperta alle loro domande e ai loro desideri. Perché la cultura
torni ad essere una straordinaria riserva di parole a disposizione per umanizzare
la nostra umanità.
C'è la forte preoccupazione per la vera e
propria demolizione di una scuola che, sia pur con molti difetti, ha cercato di
svolgere una funzione pubblica nella società; c'è angoscia per il
rischio di perdita di un numero altissimo di posti di lavoro, o della sua precarizzazione,
ma anche il senso, più intuito che consapevole, che l'isolamento in cui
ci troviamo, la tristezza e l'impotenza che ci prende e ci immobilizza, non sono
fatti privati e individuali, ma sociali e politici: quasi la cifra del tempo neoliberista
in cui ci tocca vivere. Rompere queste gabbie, esserci e aprirsi può essere
il vero snodo per una ripresa politica. Con uno stile "allegro e fantasioso",
come quello adottato dalle maestre l'anno scorso, perché se la tristezza
è politica, la felicità è e comincia dal tornare a tessere
legami creativi. Già circola clandestinamente nelle nostre scuole e università,
nelle pieghe, negli interstizi, in uno sguardo che all'improvviso si illumina.
Facciamone invece racconto e pensiero, ma insieme e rimanendo vicino a quello
che si vive e a quello che inaspettatamente si può aprire. Torniamo a interrogarci
attorno ai bisogni essenziali che sentiamo, come il tempo per capire e quello
per far circolare passione e affetti nel lavoro. Per questo oltre a trovarci nelle
piazze è il momento di darci appuntamenti per incontrarci, fuori dalle
urgenze e dai rituali precostituiti, distesamente.
Riprendiamoci spazio, tempo
e narrazione.
Incontriamoci