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INDICE
Famiglia
e condizione femminile
(doc):Diritti, dote e proprietà
delle donne
Mondo agricolo e lavoro femminile
Famiglia-donna-lavoro Le donne che
vanno a lavorare in città
Dalla manifattura alla fabbrica. Le condizioni
del lavoro femminile
Istruzione
-nuove
professioni
Tutela e solidarietà femminile nel
sistema produttivo
La legislazione protettiva
La stampa femminile.
Le associazioni femminili e le protagoniste
dei movimenti politici delle donne
Bibliografia e indirizzi internet.
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Le
donne che vanno a lavorare in città
IL
SERVIZIO DOMESTICO, UN LAVORO SEMPRE PIU' DEQUALIFICATO
[
] Come si svolge attualmente in Italia il lavoro domestico? Da
dove viene, come si colloca, come si forma il personale che vi è
addetto? Cosa si è fatto finora per migliorarlo e per venirgli
in aiuto? Ecco le domande che si affacciano a chi voglia penetrare la
questione. I pochi dati di cui disponiamo risalgono al censimento del
1901 ( non essendo purtroppo ancora noti i risultati del 1911); da essi
apprendiamo soltanto che le addette ai servizi domestici privati sommano
in Italia a 400.948 e a 52.087 quelle impiegate negli esercizi pubblici
( alberghi, trattorie, bar etc.).
Le addette ai servizi domestici privati sono così distribuite
per età:
Da 9 a 15 anni 37.197
Da 15 a 65 anni 342.041
Dai 65 e in più 21.710
Non basterebbero queste cifre imponenti, che rappresentano circa un
terzo dell'intera classe operaia femminile a persuaderci che il problema
del lavoro domestico non ha ragione di venire così trascurato
e che le condizioni di lavoro e di vita di quasi mezzo milione di lavoratrici
della casa, meritano di essere conosciute e studiate al pari di quelle
lavoratrici delle officine e dei campi?
Se noi conoscessimo il numero complessivo delle minorenni impiegate
avremmo una base precisa per stabilire la necessità di leggi
protettive, ma purtroppo non è stata fatta distinzione in base
all'età di 21 anni [
]
La domanda di personale supera in via normale l'offerta, specialmente
la domanda di personale semplice e supplente ai bisogni della piccola
e media borghesia.
Vi sono per il collocamento organi diversi:
1. Gli uffici aperti da Istituzioni educative o filantropiche o presso
conventi e istituti religiosi;
2. Le agenzie private di collocamento a scopo di speculazione;
3. Il collocamento spicciolo per mezzo di portinai, bottegai etc.;
4. Il collocamento per mezzo di inserzioni sui giornali, poco usato
e in ogni caso, solo dal personale pratico che ha già dimorato
a lungo in città.
La maggiore attività in questo campo è spiegata da due
istituzioni di carattere internazionale: protestante l'una, cattolica
l'altra. La "Société des Amies de la Jeune Fille",
e la "Società di protezione della Giovane" che hanno
aperto uffici nelle principali città d'Italia: Milano, Torino,
Genova, Firenze, Roma etc., asili per le giovani disoccupate, e tengono
pure nelle principali stazioni delle incaricate per ricevere e indirizzare
le giovani al loro arrivo.[
] Abbiamo poi a Milano l'ufficio di
Collocamento condotto dall'Unione Femminile Nazionale e dalla Società
Umanitaria. In quasi tutte le città il collocamento è
anche fatto in forma più o meno ufficiale presso Conventi o Istituti
religiosi, appartenenti a Suore di Ordini diversi. Ma di fronte all'attività
di questi Uffici ..troviamo la fitta rete di Agenzie private di speculazione
che in talune città, come a Roma e a Milano, raggiungono un numero
impressionante.[
]
Il modo stesso di reclutamento del personale e lo stato arretrato di
civiltà in cui si trova, mantengono al lavoro domestico quello
stigma d'inferiorità che, insieme a certe condizioni speciali
inerenti al lavoro stesso, lo fa disprezzare e sfuggire da tutta la
gioventù lavoratrice più intelligente e più evoluta.[
]
Tutte le povere servette che vengono dalla campagna salgono faticosamente,
a traverso un duro e lungo tirocinio, alla posizione superiore e privilegiata
di cameriera o di cuoca finita! Molte però non vi arrivano mai,
tornano ai campi, si maritano, si danno ad altre professioni; molte
ahimè, quante più che non si creda, si perdono lungo la
via1.[
]
N.RIGNANO SULLAM, Le addette ai lavori domestici. Collocamento-Assistenza-Istruzione,
Milano 1914.
LE BALIE, LUSINGHE
E PERICOLI DEL TRASFERIMENTO IN CITTA'
[
] Quando
una famiglia di contadini, avendo la donna adatta, ed essendone ella
contenta, intende di collocarla balia, il capo della famiglia od il
marito della donna va a raccomandarsi ad uno o più medici, ed
alla così detta metti nene perché ne tengano memoria a
favore della loro donna; e spesse volte insieme col marito va a presentarsi
anche la moglie perché i prorompenti possano descrivere la mercanzia.[
]
Avendo la donna soddisfatto per balia alle esigenze del medico e della
metti nene, e combinatisi circa il salario da pagarsi alla balia, il
medico e la metti nene attivano le relative loro pratiche, e la donna,
futura balia, deve restare pronta a disposizione della metti nene. Le
donne che preferiscono di andare balie qui in città, od all'incontro
di riavere esse in casa loro un bambino altrui per allattarvelo, non
si rivolgono alla metti nene, ma alle mammane locali. Le donne che si
iscrivono presso il medico e la metti nene per andare balie od hanno
già partorito o sono prossime al parto. Se il bambino muore od
è già morto l'affare è spiccio, e nel caso che
il bambino viva o perduri la gravidanza i genitori del bambino, ed il
capofamiglia combinano preventivamente dove o come provvedere all'allattamento
del figlio nascituro, o di quello che già nato viene abbandonato
dalla madre per andare balia. La differenza tra l'importo che ricaverà
la donna andando balia, e la spesa per l'allattamento, in questo caso,
del di lei bambino, va a vantaggio della famiglia.Fa stupire e desta
disgustose considerazioni, il vedere come, salva qualche rara eccezione,
le contadine abbandonano senza soverchio e neppure manifesto dolore
il loro bambino alle altrui cure. Sono parecchi i motivi che rendono
le contadine non soltanto acquiescenti, ma proclive e vogliose ad andare
balie e non soltanto quando manca loro il bambino ma paranco quando
devono abbandonarlo. Il motivo dichiarato è quello di dovere
assistere ai bisogni della famiglia; ma la donna pensa anche a ben altro.
Ella calcola e si lusinga sui regali che le verranno dati, e che spettano
esclusivamente a lei, sul risparmio delle fatiche rurali almeno per
un anno, sui divertimenti, comodità, e scelto trattamento vittuario
che avrà per quel tempo, sulla esenzione che godrà dalla
sorveglianza e dipendenza del marito, della suocera, e degli altri di
famiglia, sulle tante belle cose nuove che vedrà, sugli incerti
che ad una bella donna non mancano mai.[
]
Quando il marito da solo o colla moglie va a raccomandarla per balia
presso la Signora Mettinene, deve pagarle subito l.5, e quando questa
gli comunica il collocamento della donna deve pagarle altre l.10.Questa
è la tariffa imposta.[
]
Nella scelta della balia prima di tutto è ricercata assoluta
sanità, poscia viene data preferenza alle donne di statura bene
sviluppata in confronto delle piccole, ed alle more dai capelli neri
o bruni in confronto alle bionde. Le si ritengono di fibra più
forte. Il salario mensile corrisposto è ora sempre di circa 30
lire. La spesa del viaggio è a carico della famiglia del bambino.
Appena la balia ne riceve l'avviso deve partire subito. Il periodo del
suo ingaggio, quando esso è completo, sta tra i 12 ed i 14 mesi;
se poi il bambino morisse essa dovrebbe ritornare a casa, a meno che
non trovasse di collocarsi presso altra famiglia, e così se perdesse
il latte.[
] Oltre ai regali stati impartiti alla balia ai soliti
periodi dell'allattamento, e più o meno generosi a seconda dei
meriti della balia, e dello stato economico della famiglia del bambino,
nonché del carattere più o meno generoso dei padroni,
vengono fatti altri regali ad essa ed a suo marito al momento della
di lei partenza.[
]
A.M.BAZOLLE, Della
emigrazione dei contadini bellunesi, in Balie da latte, una forma peculiare
di emigrazione temporanea, (a cura di D.Perco), Feltre, Comunità
montana feltrino, 1984.
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