PREGIUDIZI E OSTACOLI NELLA CARRIERA DELLE MAESTRE
[
]E venendo
al suo scritto che ha ispirato questa mia lettera, trovo d'aggiungere
che, non le sole operaie sono retribuite con una mercede inferiore
a quella dei maschi; ma che c'è un'altra classe di donne, a
cui si affida uno dei compiti più difficili, severi e delicati,
le quali soggiacciono alla stessa ingiusta misura. Per queste, l'ingiustizia
non è soltanto effetto di usanze inveterate, ma di legali disposizioni;
ciò che caratterizza formalmente lo spirito del secolo, e ne
sancisce gli erronei principi. Non è necessario il dire ch'io
parlo delle pubbliche istitutrici, o maestre, come meglio si voglia
chiamarle. Per esempio i programmi d'insegnamento stabiliscono gli
stessi studi che per i maschi, col più dei lavori donneschi;
gli esami delle une e degli altri vanno sottoposti alle stesse norme:
le qualifiche dei loro attestati di abilitazione, si basano su eguali
criteri: gli obblighi inerenti alla loro professione sono i medesimi:
le ore d'insegnamento per tutte le classi della scuola sono eguali
in quanto studio, ma ce n'è una giornalmente pel lavoro donnesco,
a solo carico della maestra: per quest'ultima adunque una materia
di più in cui abilitarsi, un aumento di un'ora giornaliera
nell'istruzione, il 20% meno sull'onorario, aumenti quinquennali e
sull'indennizzo dell'alloggio.
[
] Così pure lo è per quello che riguarda la differenza
dell'onorario fra docenti maschi e femmine. Difatti, parve di poter
asserire che una maestra non ha bisogno di una ricompensa eguale a
quella di un maestro, perché essa non ha una famiglia da mantenere,
perché ha meno occasioni di spender denari..Ma Le pare che
questi siano ragionamenti validi a giustificare, o non piuttosto ad
accusare? Chi vi dice, signori legislatori, che una maestra non possa
aver una famiglia da mantenere? Sono forse i ricchi quelli che mandano
le loro figlie ad arrolarsi nelle scuole, o non invece le famiglie
che non hanno da spartire con esse una sostanza?[
] D'altronde,
bisogna che Ella sappia che qui, in questa Trieste civile e liberale,
ai docenti non è permessa la parola nei pubblici periodici,
se non dietro espressa domanda, fatta di volta in volta alle loro
preposte autorità. Veda dunque che la libertà di parola
non istà qui di casa sua.
Anzi perché sappia anche questa, qui da pochi anni a questa
parte si esercita un altro divieto, riguardante la partecipazione
d'un diritto naturale; cioè s'impedisce alla maestra di contrarre
matrimonio, in qualsiasi età a scanso di venir collocata in
istato di riposo.[
] Ma riformate la natura, signori fautori
del nubilismo magistrale[
] Ma fino a tanto che la natura segue
gli antichi dettami, fino a tanto che trovate consiglievole e necessario,
di accogliere nelle scuole come educatrici la donna, mettete da parte
la legge del nubilismo; e di essa resti nella storia una pagina che
ricordi il vostro errore. Sono idee e sentimenti, signora Beccari,
che mi fanno fremere, e che m'han fatto rompere un silenzio forzato,
perché non mi potevan più capire nell'anima.
Cornelia
Sulla disparità
di stipendio tra maestri e maestre. Lettera aperta alla direttrice,"La
donna", Bologna, 12 novembre 1886.