Donne e conoscenza storica
         
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La 'questione femminile' dall'Unità d'Italia a Giolitti

INDICE

Famiglia e condizione femminile

Diritti, dote e proprietà delle donne

Mondo agricolo e lavoro femminile

Famiglia-donna-lavoro Le donne che vanno a lavorare in città

Dalla manifattura alla fabbrica. Le condizioni del lavoro femminile

Istruzione

-nuove professioni

Tutela e solidarietà femminile nel sistema produttivo



La legislazione protettiva

•La stampa femminile

Le associazioni femminili e le protagoniste dei movimenti politici delle donne


Bibliografia e indirizzi internet.

IL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE DONNE ITALIANE di Fiorenza Taricone
(parte 2)
torna parte 1
prosegue parte 3, 4, 5, 6, 7, 8 e Note

La contessa Taverna, presidente della Federazione, insisteva, quali punti programmatici, sulla necessità di portare a conoscenza di tutti la vastità e la varietà delle opere femminili, per ottenere riforme e vantaggi, creando fra le donne che lavoravano a questi scopi "una corrente di simpatia e di mutuo intendimento". Un'insistenza particolare era riservata all'esigenza della concordia fra donne, pena l'inefficacia di ogni azione sociale.
nello stesso tempo si metteva in evidenza che non si voleva entrare nel merito delle simpatie personali delle socie verso l'emancipazione femminista, ma precisare che lo spirito della Federazione non era "spirito di rivolta, ma di progresso legittimo e morale" (5).
Nel 1901 la Federazione contava quaranta società aderenti, di cui la maggior parte a carattere assistenziale e filantropico (6).

L'anno successivo alla sezione educativa della Federazione delle opere di attività femminile si aggiunsero due nuove sezioni: lavoro e propaganda. La prima fu creata per curare l'organizzazione di una mostra- vendita di lavori femminili che, su suggerimento di R. Amadori, si tenne nel novembre del 1902. La mostra costituì la premessa alla nascita di una società per azioni, la Cooperativa delle Industrie Femminili Italiane, formata e diretta esclusivamente da donne, nata con lo scopo di ridare vita a lavori artigianali e di sottrarre le lavoranti a domicilio a forme brutali di sfruttamento rendendole partecipi come azioniste degli utili della cooperativa. Presidente del Consiglio di Amministrazione era la contessa Cora di Brazzà, vice presidente Lavinia Taverna, e socie Liliah Nathan (figlia di Ernesto Nathan, futuro sindaco di Roma, e nipote di Sara Nathan), la marchesa Etta De Viti De Marco, donna Bice Tittoni (7).

Nel 1903 si accelerarono i tempi per la costituzione definitiva del CNDI in vista del Congresso Internazionale di Berlino del 1904, accogliendo l'invito di Dora Melegari la quale aveva proposto di utilizzare le conoscenze personali su cui le singole socie potevano contare nelle varie città (8).
Prese fisionomia definitiva quindi il Comitato nazionale italiano, composto non più dalla sola federazione romana, ma anche da quella lombarda e piemontese e da numerose società affiliate. Il CNDI dovette fare i conti fin dagli inizi con la sua duplice caratteristica di essere una federazione, e quindi forte per l'unione di associazioni disparate, ma nello stesso tempo debole per l'inadeguata ramificazione su territorio nazionale e i conflitti tra le componenti associative.
Il Comitato Direttivo era costituito da una presidente, da due o tre vice presidenti, da due segretarie incaricate di redigere i verbali e la corrispondenza interna ed estera, da una cassiera, da sei consigliere elette dall'assemblea generale a cui si aggiungevano le presidenti delle federazioni regionali e delle sezioni di lavoro.
Spettava al Comitato individuare i settori operativi e proporli all'assemblea, mentre alla presidenza spettava il compito dei contatti con le federazioni, vigilando che il loro operato fosse conforme a quello del CNDI.
Le cariche che in teoria decadevano e avevano un limite temporale, si mantennero per molti anni nelle mani delle stesse persone, cosa frequente in molte associazioni femminili, e fenomeno che spetterebbe alla sociologia politica indagare.
Fu il caso della contessa Gabriella Spalletti Rasponi, presidente del CNDI dal 1903 alla sua morte nel 1931. Era nata a Ravenna nel 1853 dai conti Rasponi di antica nobiltà. Il conte Giulio Rasponi aveva sposato la quarta figlia di Gioacchino Murat e Carolina Bonaparte, sorella minore di Napoleone. Diciassettenne, era andata in sposa al conte Spalletti; trascorse i primi anni del matrimonio a Reggio Emilia, poi si trasferì a Roma quando il marito, liberale moderato, venne eletto deputato. Il salotto della sua casa era piuttosto rinomato nella capitale e frequentato da uomini come R. Bonghi, M. Minghetti e altre personalità del mondo politico e culturale. Rimasta vedova a quarantasei anni, si dedicò, senza più risposarsi, a opere filantropiche e ai problemi femminili, assumendo la presidenza del neonato Consiglio Nazionale Donne Italiane.