|
INDICE
Famiglia
e condizione femminile
Diritti, dote e proprietà
delle donne
Mondo agricolo e lavoro femminile
Famiglia-donna-lavoro Le donne che
vanno a lavorare in città
Dalla manifattura alla fabbrica. Le condizioni
del lavoro femminile
Istruzione
-nuove
professioni
Tutela e solidarietà femminile nel
sistema produttivo
La legislazione protettiva
La stampa femminile
Le associazioni femminili e le protagoniste
dei movimenti politici delle donne
Bibliografia e indirizzi
internet.
|
IL
CONSIGLIO NAZIONALE DELLE DONNE ITALIANE di Fiorenza Taricone
(parte 3)
torna
parte 1, 2
prosegue parte 4, 5,
6, 7,
8 e Note
Nel
dicembre del 1908, quando il terremoto colpì le città
di Messina e Reggio Calabria si costituì un Comitato del quale
fecero parte Salandra, Chimirri, Suardi, Scipione Borghese, Cavasola,
Stringher, Di Cesarò, Nunziante di San Ferdinando, Maria Pasolini
Ponti, donna Bice Tittoni, la principessa Boncompagni, donna Enrichetta
Chiaraviglio e altre aristocratiche. La presidenza fu affidata alla
Spalletti, e si provvide ai bisogni di 4.000 orfani; il Comitato fu
poi trasformato in Patronato Regina Elena, ed eretto in seguito in Ente
Morale. La nomina della Spalletti fu legalizzata con decreto reale,
risultando così la prima donna alla quale fu conferita la missione
ufficiale di tutrice di minori.
Fra le donne della provincia pistoiese diffuse una scuola di merletti.
Si dedicò anche all'Opera Pia Regina Margherita per le fanciulle
trasteverine, e con la principessa di Sonnino fondò l'Asilo Materno.
Fu anche tra le fondatrici del Lyceum romano. Nonostante il suo attivismo
sociale, o forse proprio per questo, i suoi scritti furono rari e talvolta
non pubblicati. In genere si trattava di discorsi tenuti ai convegni
del CNDI, ma non collaborò assiduamente ad alcun giornale, tranne
"Attività Femminile Sociale", organo del Consiglio.
Benché portata a moderare e a pacificare i contrasti, la sua
personalità non mancava di decisionismo, anche perché
i compiti nel CNDI non erano di tipo rappresentativo, ma ben più
sostanziali.
Come presidente, poteva intervenire in ogni questione, dirigeva le assemblee
generali e le riunioni del comitato direttivo, interveniva alle riunioni
delle sezioni di lavoro centrali e poteva assistere o farsi rappresentare
a quelle delle federazioni regionali, con facoltà di formare
commissioni di studio su problemi particolari ed infine assisteva alle
sedute dell'Executive (Comitato Esecutivo del CID, che si riuniva ogni
due anni e del Quinquennale).
La Spalletti Rasponi dovette difendersi dalle accuse avanzate contro
di lei per una gestione troppo dittatoriale. Si chiedeva che il Consiglio
si limitasse ad appoggiare le iniziative prese dalle singole società.
Nel 1907 le società che aderivano al CNDI erano circa un centinaio,
molte delle quali legate all'assistenza all'infanzia e alla difesa della
maternità e alla profilassi e cura di malattie infantili molto
diffuse (9).
Di altro genere erano invece l'Unione Internazionale Amiche Della Govinetta
e l'Unione Cristiana Delle Giovani (10).
Il I Congresso Nazionale delle Donne Italiane del 1908 fu indetto in
un momento critico per lo schieramento delle donne laiche, socialiste
e cattoliche, che consumavano rapidamente ogni possibilità di
accordo sulle diverse posizioni ideologiche.
Il Congresso fu cronologicamente preceduto da quello che si tenne a
Milano per iniziativa delle donne cattoliche dal 25 al 27 aprile del
1907 a cui aderirono l'Unione Femminile, il CNDI ed alcune socialiste.
Adelaide Coari sottolineava proprio l'importanza di un'azione comune
fra donne. Il risultato finale dei lavori fu una piattaforma che prevedeva
la riduzione dell'orario di lavoro e la parità di retribuzione,
avanzata dalle socialiste, la libertà di accesso a tutte le carriere
femminili qualificate, la riforma del Codice con l'abolizione dell'autorizzazione
maritale, l'introduzione della ricerca di paternità, il voto
amministrativo (11).
Le donne cattoliche più vicine agli ambienti democratico-cristiani
reclamavano da tempo la creazione di un movimento femminile all'interno
delle organizzazioni cattoliche, ma si erano scontrate con la diffidenza
dei gruppi più conservatori. Nel 1901 erano sorti a Milano il
Fascio Femminile Democratico Cristiano e la Lega Cattolica per la rigenerazione
del lavoro con la richiesta di una sezione femminile dell'Opera dei
Congressi, ma dopo che questa fu disciolta nel 1904 il progetto era
stato abbandonato.
Adelaide Coari aveva allora fondato la rivista "Pensiero e Azione",
organo del Fascio Femminile Democratico Cristiano di Milano, e nel 1905
aveva dato vita alla Federazione Femminile milanese.
Sia il periodico che la Federazione vennero accusate di modernismo dai
giornali più conservatori come l' "Azione muliebre",
diretta da Elena Da Persico.
"Pensiero e Azione", che propugnava un sindacalismo operaio
non paternalistico e aconfessionale, il suffragio e la collaborazione
con forze femminili laiche fu travolto dalle accuse di modernismo, mentre
il Convegno di Milano, a cui Elena Da Persico si era rifiutata di intervenire,
fu definito una vittoria delle socialiste, nonostante uomini come mons.
G. Radini Tedeschi cercassero di favorire quanti come la Coari, ritenevano
la questione femminile un problema sociale da affrontare separatamente
e con grande rigore.
Il 1908 vedeva quindi due congressi: quello del CNDI e quello indetto
dall'Unione Femminile Nazionale nello stesso anno, a riprova di un sotterraneo
disaccordo fra le due federazioni, e nonostante le dichiarazioni verbali
e scritte suonassero amichevoli e rassicuranti. L'Unione Femminile infatti
non aderì al Congresso di Roma se non alla seduta indetta dal
Comitato Nazionale Pro-Suffragio.
|