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INDICE
Famiglia
e condizione femminile
Diritti, dote e proprietà
delle donne
Mondo agricolo e lavoro femminile
Famiglia-donna-lavoro Le donne che
vanno a lavorare in città
Dalla manifattura alla fabbrica. Le condizioni
del lavoro femminile
Istruzione
-nuove
professioni
Tutela e solidarietà femminile nel
sistema produttivo
La legislazione protettiva
La stampa femminile
Le associazioni femminili e le protagoniste
dei movimenti politici delle donne
Bibliografia e indirizzi
internet.
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IL
CONSIGLIO NAZIONALE DELLE DONNE ITALIANE di Fiorenza Taricone
(parte 6)
torna
parte 1,
2, 3, 4,
5
prosegue parte 7, 8
e Note
Nella
sezione Igiene l'insegnante di Pedagogia Lina Maestrini parlava della
efficacia della Carta Biografica consigliata dal Sergi e compilata dal
maestro in sintonia col medico scolastico, e con i principii della pedagogia
scientifica. La Carta si divideva in tre grandi voci: dati antropologici
e fisiologici, come l'apertura delle braccia, la forza muscolare, il
linguaggio; i dati psichici, come percezione memoria, emotività;
dati fisio-psichici come spiccate tendenze nella scuola, spiccate tendenze
fuori scuola, progresso nello studio, progresso nelle abilità
manuali, comprese notizie anamnestiche e d'ambiente, anomalie e note
caratteristiche.
Moltissime relazioni erano dedicate alla tubercolosi e alla sua profilassi,
nelle scuole, nelle case, specialmente operaie, sovraffollate e con
servizi igienici molto carenti, nei luoghi pubblici.
Uno dei temi più attuali ed interessanti per la sezione Letteratura
e Arte era il rapporto fra donne e lavori connessi alla scrittura.
Anita Pagliari nella relazione La donna nella stampa proponeva una riforma
della cronaca quotidiana, nella quale la donna doveva avere un ruolo
moralizzatore. Gli avvenimenti di cronaca nera andavano descritti senza
esagerare le tinte, e conclusi da una breve critica che inducesse il
pubblico a riflettere sui danni che seguivano al predominio delle passioni;
anche il linguaggio andava modificato: così i suicidi non dovevano
essere chiamati gli stanchi della vita, gli amanti della morte, titolature
romantiche, ma bensì i delinquenti, i degenerati e così
via.
"La donna cronista non deve essere una mestierante, ma esercitare
la sua carriera come una santa missione, come un apostolato umanitario,
non meno efficace e non meno utile di quello di madre e di educatrice
[...]. La donna cronista deve essere infine un'anima atta a raccogliere
tutte le miserie, le anormalità, le degenerazioni, le cose tristi
e volgari della vita e riprodurle attraverso una lente nuova che faccia
risaltare con maggior evidenza e per opera del contrasto il valore di
tutte le virtù positive e soprattutto dell'amore, della purità
e della fortezza come tante sorgenti di felicità non solo sociale,
ma individuale". Chiedeva dunque che fosse riformata la cronaca,
e la sua compilazione affidata ad una donna, e che la donna cronista
avesse un carattere elevato (23).
Alma Dolens, pseudonimo di Teresa Pasini de' Bonfatti, rincarava la
dose della Pagliari, perché entrare nella cronaca era impresa
difficile per la donna che non voleva incorrere nelle scurrilità.
"Io non posso immaginarmi una donna in funzione di reporter con
il telegramma in mano da essere riempito, correre di buon mattino allo
Stato Civile, per prendere il numero dei morti e dei matrimoni, alla
Sezione di Pubblica Sicurezza per sapere il nome degli ultimi arrestati;
passare dalla corsia dell'ospedale dove agonizza l'accoltellato, alla
casa innominabile dove avvenne il misfatto; su e giù in continua
esplorazione nei caffé frequentati, nelle bettole disaccentrate,
per l'immondo labirinto dei quartieri vecchi, in cerca del fattaccio
da formare l'articolo 'à sensation', successo, prosperità
della stampa quotidiana" (24).
La vita del giornalista era avventurosa e ad alcune giornaliste, pur
valide, mancava il coraggio di affrontare tra l'altro un'atmosfera lavorativa
a base d'invidie e gelosie personali, non scevre di accanite lotte di
partito. Alma Dolens scrive: "le gravi questioni nazionali ed internazionali
non rispondono alle muliebri inclinazioni; gli articoli politici, coloniali,
commerciali, il diario estero continueranno ad essere materia per gli
esperti colleghi nostri, anche quando saremo entrate nel pubblicismo
quotidiano con maggiore assiduità, prendendolo come lavoro proficuo
e mezzo di conquista. Si consolino i giornalisti - afferma Alma Dolens
- non potremo mai far loro per intero la concorrenza".
Ma, dopo quest'affermazione, che sembra rinunciataria, prende in esame
le vere cause che hanno finora tenuto lontano la donna dal giornalismo
come professione, dimostrando acutezza di analisi, priva di ogni preconcetto
moralistico, nel porre in primo luogo le difficoltà economiche.
L'ostilità nascosta o palese verso la donna non era del resto
un problema solo italiano, ma comune anche all'estero dove erano relativamente
poche quelle dedite a tale professione. E dopo aver fatto una rapida
rassegna delle giornaliste famose nelle due Americhe, in Inghilterra,
in Svizzera, in Germania, in Francia e in Italia, prima Matilde Serao
e Flavia Steno (pseudonimo di Amelia Osta), scrive: "È visibile
la grande sproporzione contro la brillante schiera delle nostre collaboratrici
di periodici educativi e letterari e l'esiguo numero di quelle occupate
e retribuite dalla stampa quotidiana, astrazion fatta dalle signorine
impiegate nell'Amministrazione a dattilografare, a tradurre notizie
stenografate, correggere bozze, umili travette a sessanta lire il mese.
Eppure non mancano alle nostre scrittrici i requisiti del gionalismo
moderno; quelle che vi si provano sfoggiano versatilità, logica
stringente, verve fine, umorismo corretto, tutte caratteristiche dell'articolista
geniale; difettano soltanto di fervore, d'incoraggiamento, e ciò
è male".
Inoltre, a battaglie come la ricerca della paternità, la difesa
delle minorenni, la guerra alla tratta delle bianche, la lotta contro
la tubercolosi, l'assistenza alle emigranti, le Casse di Maternità
nazionale, gli asili notturni, le colonie agricole, i ricreatori, i
sistemi moderni di assistenza familiare, le donne impegnate nella stampa
avrebbero potuto dare una diffusione insostituibile (25).
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