Donne e conoscenza storica
         
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La 'questione femminile' dall'Unità d'Italia a Giolitti

INDICE

Famiglia e condizione femminile

Diritti, dote e proprietà delle donne

Mondo agricolo e lavoro femminile

Famiglia-donna-lavoro Le donne che vanno a lavorare in città

Dalla manifattura alla fabbrica. Le condizioni del lavoro femminile

Istruzione

-nuove professioni

Tutela e solidarietà femminile nel sistema produttivo



La legislazione protettiva

•La stampa femminile

•Le associazioni femminili e le protagoniste dei movimenti politici delle donne


Bibliografia e indirizzi internet.

IL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE DONNE ITALIANE di Fiorenza Taricone
(parte 7)

torna parte 1, 2, 3, 4, 5, 6,
prosegue parte 8 e Note


Molto discussa fu la proposta di Luigi di San Giusto, pseudonimo di Luisa Macina, sulla creazione di una associazione Femminile di giornaliste per la tutela dei loro interessi, visto che fino ad allora i giornalisti uomini non riconoscevano le donne come colleghe, ma come scrittrici.
Il signor Biadene, segretario della Federazione giornalistica italiana appoggiava la proposta, affermando che in base ad alcuni articoli dello statuto le donne non potevano appartenere all'Associazione della stampa. L'ordine del giorno Biadene-San Giusto non passò, mentre fu approvato a larga maggioranza quello proposto da Pagliari-Dolens per un più largo accesso delle donne nella stampa, per una cooperazione nella cronaca dove la donna poteva correggere la tendenza immorale del giornalismo contemporaneo, e per una equa retribuzione del giornalismo femminile, insieme all'accesso a cariche speciali nell'associazione della stampa (26).

Singolare l'intervento di Giuseppina le Maire sui vestiari per le attrici. Segnalava il caso recente del suicidio di una giovane attrice piena di talento, ma sprovvista dei mezzi per procurarsi il guardaroba personale per recitare, a totale carico delle attrici e particolarmente costoso. Riportava l'esperienza della Germania, dove era nato nel 1899 un deposito di oggetti di vestiario, acquistabili a prezzi contenuti e a rate. Ogni artista poteva anche diventare socia pagando 3 marchi l'anno, e si augurava che in Italia si potesse realizzare qualcosa di simile, magari con l'intervento dei capocomici come garanti del pagamento del guardaroba (27).

Altrettanto interessante la relazione della signora Rosa Genoni, antesignana del socialismo, e il suo ordine del giorno quanto mai attuale, in favore di una moda nazionale, approvato a grande maggioranza: "Bene augurando dal prospero risveglio in Italia di tutte le industrie complementari dell'abbigliamento muliebre e dal continuo sorgere di scuole professionali femminili: considerato che il senso dell'arte e della bellezza è tradizionale patrimonio dell'ingegno italiano, tenuto presente che mai come oggi si delineò nel nostro paese una spiccata tendenza ad originali ed indipendenti affermazioni estetiche nei vari rami dell'arte decorativa si fa voti che come già per l'industria del ricamo e delle trine sorgano in ogni regione d'Italia delle associazioni tra dame, istituti, artisti, e artefici per la pratica attuazione di una moda nazionale nell'abbigliamento femminile" (28).

Infine, miniere d'informazione erano le relazioni della sezione Emigrazione sulla vita delle donne italiane in tutto il mondo. I dati sull'emigrazione in Brasile, su cui relazionava la Chiaraviglio Giolitti, tracciavano un quadro impressionante. Negli anni 1871-80 gli emigranti italiani superavano già di molto nello stato di S. Paolo quelli delle altre nazioni, ma quando nel 1888 venne soppressa la schiavitù in Brasile gli italiani erano circa 80.000, seguiti a breve distanza dai portoghesi. La coincidenza tra l'aumento degli emigranti e l'abolizione della schiavitù lascia capire l'impiego lavorativo degli italiani: la sostituzione degli schiavi nelle piantagioni di caffè. Gli italiani che lavoravano all'interno delle fazendas erano quasi tutti coloni, cioè pagati in proporzione del lavoro. Le malattie, le multe inflitte dai fazenderos, gli arbitrari ribassi dei salari, le pratiche usuraie, l'isolamento in cui si trovavano, privi di ogni conforto morale, rendevano la loro condizione talmente deplorevole che nel 1902 il Commissariato per l'emigrazione, sulla base di moltissime denuncie, sospese l'emigrazione in Brasile con viaggio gratuito.
Le malattie più frequenti erano l'anemia tropicale, prodotta da un parassita; la pazzia, frequente tra i coloni, e ancora di più fra le donne partorienti, e le oftalmie. La Chiaraviglio riportava anche la relazione di un medico italiano sulle condizioni di vita degli abitanti di una data regione divisi in fissi, semi fissi, e temporanei. "Per i temporanei la vita è durissima. Passano la notte all'aperto in capanne di paglia e di fogliame, oppure in locali costruiti per l'allevamento dei maiali dove dormono in numero che varia dai 160 ai 200 nella massima promiscuità. Gli abitanti semi fissi in numero di dieci-dodicimila, vivono la massima parte dell'anno nelle paludi. Sono sotto la custodia dei caporali, razza speciale di mezzi negrieri e di mezzi strozzini che imprestano denaro alle famiglie durante i mesi di lavoro, facendo in modo che il debito non possa mai esser estinto. I villaggi rappresentano certo il riassunto di tutte le miserie; le capanne fatte di paglia hanno forma rettangolare. Alle due estremità, un'apertura di dimensioni appena bastanti perché possa passarvi un uomo di media statura dà l'aria e la luce necessari alla vita di 100 e più individui che abitano là dentro.
Un rialzo di terra sostenuto da pietre divide la capanna nella sua lunghezza e forma i focolari delle famiglie. Tutt'intorno alla capanna gira un'impalcatura; ogni famiglia ha diritto ad un pezzo di essa che divide da quella del vicino con un tramezzo di paglia. Così, senza luce, invasi dal fumo dei focolari, su poca paglia piena d'insetti di ogni natura, vivono numerose famiglie senza distinzione di sesso e di età, obbligate a compiere in pubblico ogni funzione della vita" (29).

Il Congresso del 1908 col quale si è ritenuto di dover concludere questo saggio sui primi anni di vita del CNDI chiude a suo modo un'epoca nell'associazionismo femminile. La fondazione dell'Unione Donne Cattoliche nel 1910 (UDCI) (30) segna il definitivo allontanamento delle cattoliche, militanti in gran numero in un'organizzazione fortemente gerarchica che raggiunse almeno numericamente dimensioni di massa. Il movimento emancipazionista registra bilanci positivi e molte sconfitte: tra i primi, la regressione netta dell'analfabetismo femminile, la legge sul lavoro delle donne e dei fanciulli del 1902, quella sulle Casse di Maternità del 1907, solo per citare qualche esempio, e del resto l'integrazione di masse femminili poteva dirsi in certo modo funzionale alle caratteristiche del disegno politico giolittiano; molte altre richieste avanzate dallo schieramento femminil-femminista non furono in sostanza accolte dal governo, in primis quella del voto amministrativo e politico. La lotta per il suffragio subì il contraccolpo delle vicende parlamentari in seguito alle sconfitte relative al suffragio universale del 1907 e a quella del 1910 quando la caduta del ministero Sonnino impedì la discussione della proposta di legge dell'on. Gallini che prevedeva l'estensione a tutte le donne oltre i 25 anni del diritto di voto nelle elezioni amministrative, l'abolizione degli articoli del Codice Civile che riguardavano l'autorizzazione maritale, il diritto ad esercitare qualunque professione e a concorrere a tutti i pubblici impieghi.