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INDICE
Famiglia
e condizione femminile
Diritti, dote e proprietà
delle donne
Mondo agricolo e lavoro femminile
Famiglia-donna-lavoro Le donne che
vanno a lavorare in città
Dalla manifattura alla fabbrica. Le condizioni
del lavoro femminile
Istruzione
-nuove
professioni
Tutela e solidarietà femminile nel
sistema produttivo
La legislazione protettiva
La stampa femminile
Le associazioni femminili e le protagoniste
dei movimenti politici delle donne
Bibliografia e indirizzi
internet.
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IL
CONSIGLIO NAZIONALE DELLE DONNE ITALIANE di Fiorenza Taricone
(parte 8)
torna
parte 1,
2, 3, 4,
5, 6, 7
Note
Se il CNDI fu eterogeneo e tendenzialmente centrifugo, e quindi lontano
dall'avere caratteristiche unificanti, pure è possibile fare
alcune considerazioni d'insieme. I suoi legami cogl' ideali repubblicani
sono evidenti e testimoniati sia da personalità significative,
sia dall'applicazione pratica di principi socialmente progressisti d'impronta
mazziniana. Particolare ruolo di sostegno e collaborazione ebbe, per
fare un esempio, la famiglia Nathan, cui si è solo accennato.
Sara Nathan, già a cavallo dell'ottocento, aveva costituito un
sicuro rifermento in Italia per la battaglia contro la regolamentazione
della prostituzione, inaugurata in Inghilterra da Josephine Butler,
e della stessa Butler era stata interlocutrice in Italia insieme, tra
gli altri, al deputato Salvatore Morelli e ad Anna Maria Mozzoni (31).
Aveva anche fatto uscire per qualche anno a partire dal 1882 un giornale
abolizionista, "La Coscienza Pubblica", col denaro lasciato
dal figlio Giuseppe, morto poco tempo prima (32).
Ma le donne di casa Nathan, per usare un'espressione crociana, sono
di quelle che "fanno catena" o per usare una terminologia
del contemporaneo pensiero femminista, fondano una "genealogia
femminile". Virginia Nathan, moglie di Ernesto, come si è
visto, è attivissima nel campo dell'istruzione ma anche della
beneficenza intesa nel senso più moderno, mettendo da parte cioè
i vecchi criteri elemosinieri e cercando, laddove era possibile, di
dare ampio spazio alla prevenzione e di fornire alle classi povere gli
strumenti della propria emancipazione. Come abbiamo già ricordato,
è del 1873 la fondazione a sua opera di una scuola elementare
femminile, la G. Mazzini. È anche fra le fondatrici dell'Unione
Materna, e finanziatrice di Colonie estive. La figlia Liliah Nathan,
sposata Ascoli, collabora a molte iniziative del CNDI.
Il I Congresso Nazionale delle donne italiane s'inaugura a Roma in Campidoglio
nella sala degli Orazi e Curiazi, e il sindaco Ernesto Nathan nel discorso
inaugurale, lamentando l'assenza della moglie scomparsa, afferma: "Come
rappresentante della Città [...] era meglio fosse stata al posto
mio la compagna della mia vita, intesa pur essa appieno degli scopi
per i quali voi siete oggi riunite" (33).
Nel discorso della presidente del Consiglio, Gabriella Rasponi, si avverte
chiaramente un'insistenza di fondo per l'elevazione morale e sociale
della donna che passa attraverso il richiamo mazziniano alla coscienza
dei propri doveri, per poter avere dei diritti.
Il CNDI nasce in un periodo, tra la fine dell'ottocento e i primi del
novecento in cui gran parte dell'associazionismo emancipazionista femminile
è collegato più o meno apertamente agli ambienti laici
repubblicano-socialisti (34).
In particolare è il partito socialista, come portavoce degli
oppressi, a raccogliere anche le istanze femminili soprattutto proletarie,
già emerse prima della fondazione del partito stesso, nel 1892,
tra gli anni settanta e ottanta nella pratica delle Leghe, delle Cooperative
e delle Società di Mutuo Soccorso, peraltro quasi esclusivamente
maschili, in minor numero miste e pochissime solo femminili. Il partito
socialista da parte sua aveva non poche remore nell'affrontare in modo
soddisfacente 'la questione femminile'. "Il paradosso del
movimento operaio stava nel fatto che esso sosteneva un'ideologia di
emancipazione e uguaglianza sessuale, mentre nella pratica scoraggiava
la partecipazione paritaria di uomini e donne al processo produttivo"
(35).
Anna Kuliscioff ebbe il suo da fare nel sensibilizzare i compagni di
partito sulla lotta per il suffragio femminile che non era vista di
buon occhio per la innaturale "contaminazione" fra donne operaie,
borghesi e peggio aristocratiche, in nome di una battaglia comune il
cui denominatore comune non era la classe, ma il "genere"
(36).
Il CNDI prese sempre le distanze da collegamenti partitici troppo evidenti,
come del resto si sanciva nello statuto, anche se alcune battaglie col
mondo femminile di area repubblicano-socialista furono comuni, per esempio
quella sulla laicità della scuola, e sul suffragio. Non a caso
nel Congresso del 1908 la presidente Spalletti Rasponi diede spazio
e sostenne indirettamente sia l'una che l'altra. La proposta della maestra
socialista Linda Malnati (37) di
abolire l'obbligatorietà dell'insegnamento religioso nella scuola
e di un insegnamento comparato della storia delle religioni produsse
quella spaccatura definitiva con una larga parte del mondo cattolico
femminile, cui si è già fatto riferimento. Alla discussione
del suffragio fu dato ampio spazio con un'adunanza plenaria tutta imperniata
sullo stesso tema, presieduta dal Comitato Nazionale Pro-Suffragio che
l'aveva richiesta. Altrove il divorzio fu radicale, come ad esempio
sulla questione delle Casse di Maternità. Il movimento emancipazionista
di area socialista, come lo definiremmo oggi, premeva per un loro patrocinio
statale; il CNDI e altri settori dell'associazionismo optavano per una
gestione privata delle Casse con contributi privati delle operaie, senza
sovvenzioni statali (38).
Divergenze ci furono anche sulla concezione del lavoro femminile. Parecchie,
all'interno del CNDI erano favorevoli ad un lavoro a domicilio bene
organizzato, mentre in vasti settori dell'emancipazionismo stava maturando
l'idea che il diritto della donna al lavoro non era solo un dovere e
che esso non andava difeso solo per gl'impieghi qualificati, ma anche
nei luoghi di aggregazione come le fabbriche per il valore fondamentale
della presa di coscienza attraverso la collettivizzazione di esperienze
di vita e di lavoro.
Di fatto, alla pressione del partito socialista mobilitato da Anna Kuliscioff
e da numerose militanti per una legislazione sul lavoro delle donne
e dei fanciulli, promulgata poi nel 1902, contribuì molto l'attivismo
dell'Unione Femminile di Milano, tramite inchieste, comizi, articoli,
conferenze (39).
Analoghe distanze prese il CNDI dalle iniziative riguardanti le riforme
dell'istituto familiare per quel che concerneva l'equiparazione degli
illegittimi con i legittimi; il Consiglio preferiva insistere sull'elevazione
morale e culturale e sull'educazione ai doveri della donna, della donna-madre,
della donna-lavoratrice.
Non a caso la sezione educativa fu quella che, creata per prima, ricevette
attente cure, editando anche alcuni libri fra cui un saggio di scienze
economiche e sociali di Maria Pasolini Ponti, dal titolo Per la formazione
di una coltura sociale e civile (Roma, Forzani e C. Tipografi del Senato.
L'opera ebbe una prima edizione nel 1899, con prefazione di Matteo Pantaleoni):
"La coscienza civile - scriveva la Pasolini - provoca un movimento
di pensiero, di studio, di coltura e si viene sviluppando in parte mediante
lo studio e la riflessione dell'età più matura, ma essa
pone le sue prime radici nella prima età, quando l'educazione
imprime quei sentimenti che entrano a far parte del carattere stesso
di chi li riceve. Se questa educazione si riconosce necessaria per l'uomo,
altrettanto è necessaria per la donna, la missione della quale
si precisa oggi nel dovere d'innestare nella gioventù a lei affidata
come madre, come maestra, i sentimenti sociali, civili che il bene del
nostro paese richiede" (40).
Grande importanza aveva quindi per il CNDI in un progetto "pedagogico"
di formazione della nuova coscienza femminile la sezione giuridica,
la quale, complementare alla sezione educativa, garantiva l'acquisizione,
previa una salda coscienza dei propri doveri, di nuovi diritti come
quelli legati all'esercizio di professioni liberali.
La sezione fu diretta per molti anni da Teresa Labriola, figlia del
filosofo divulgatore del marxismo in Italia, ed esclusa dall'esercizio
dell'avvocatura, pur avendo già alle spalle anni d'insegnamento
universitario come docente di Filosofia del diritto. Fu la sezione giuridica
a promuovere inchieste sulle donne laureate, a premere per l'accesso
effettivo a tutte le professioni, a rivendicare il diritto di voto se
pure dopo adeguato tirocinio alla conoscenza dei meccanismi della vita
politica e sociale (41).
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