Donne e conoscenza storica |
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INDICE Famiglia
e condizione femminile -nuove
professioni |
DIRITTO DELLA DONNA AL LAVORO E PARITA' SALARIALE [
] Quando
la donna fosse restituita al suo diritto di persona, essa non sarebbe
tenuta, ancora come ora è, una cratura inferiore, e però
retribuita con una mercede che l'avvilisce, che non le permette di mantenersi;
che non le permette di mantenere coloro- i genitori vecchi e infermi,
i fratellini minori, i figlioletti se vedova o di aiutare il marito-
che essa ama e ai quali vorrebbe pur procurar il pane quotidiano. Essa,
se considerata persona, sarebbe pareggiata all'uomo anche nel diritto
alla mercede che ricompensi giustamente la sua fatica; allora l'infelice
lavorerebbe meno e con minor fatica, diserterebbe meno il focolare domestico,
avrebbe l'animo un po' tranquillo e potrebbe attendere all'educazione
dei suoi figlioletti e aver qualche ora altresì, per darsi a
buone letture che faciliterebbero il suo dovere di educatrice. Invece,
ora come ora, la povera operaia quella specialmente che va alle fabbriche,
quella che ha alle mani un lavoro che l'affatica, fruttandole un misero
salario, vede assorbito tutto il suo tempo da un lavoro ingrato e che
da ultimo non le fa portare alla famiglia se non un aiuto illusorio;
il quale aiuto, paragonato al danno che deriva dal suo stare continuamente
fuori casa, al buon governo di questa, all'educazione dei figlioli,
è più che illusorio. V'ha poi un'altra conseguenza più
terribile ancora cui conduce la poca mercede che riceve l'operaia al
suo lavoro: la prostituzione.[
] Ammettiamo che l'operaia venga
pareggiata nella mercede all'uomo, ma noi sappiamo come tale mercede
sia scarsa anche per l'uomo; sappiamo per esempio come il povero giornaliero
sudi dodici ore il giorno guadagnando appena pochi soldi. L'avvenire
ci serba senza dubbio una soluzione a questo problema; la mercede dell'infimo
tra gli operai deve essere portata a quel punto che egli sia in caso
di mantenere colla stessa la propria famiglia;[
] Allora la virtù
sarà meno difficile, non chiederà prove cui la fragilità
umana non può a lungo resistere; la pace che deriva in gran parte
dal pane quotidiano assicurato regnerà nelle famiglie degli operai.[
]
Ma non basta riconoscere alla donna il diritto che ella ha a un'eguale
mercede con l'uomo, a parità di lavoro, bisogna ancora riconoscerle
il suo diritto al lavoro, ammettendola a quelle professioni cui fin
qui non può darsi per vieti pregiudizi.[
] G.A.BECCARI, Sul diritto della donna al lavoro, e sul suo diritto a una mercede eguale a quela dell'uomo, a parità di lavoro. Lettera aperta al Congresso XVI degli operai che si raccoglie in Firenze il 24-27 giugno, "La donna", Bologna, 25 giugno 1886. |
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