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Presentazione
delle curatrici
INTRODUZIONE
Libere anche nell'arte
Biografia
di Marìa Zambrano
GENNAIO
I pericoli della pace
FEBBRAIO
La conoscenza
MARZO
Le radici della speranza
APRILE
Imparare
a orecchio
MAGGIO
L'esilio
GIUGNO
La convivenza
LUGLIO
L'idolatria
AGOSTO
L'invidia
SETTEMBRE
La
perplessità
OTTOBRE
L'infermità dell'epoca
NOVEMBRE
Successo e risentimento
DICEMBRE
La poesia è incontro
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GIUGNO
LA CONVIVENZA
Al
giorno d'oggi, il mondo intero o è un sistema, qualunque sia
la struttura di questo sistema, o è un genere di unità
tale da dover contare sulla totalità per risolvere i problemi
di ogni singolo paese. Nell'ipotesi che sia già stato così
nella realtà qualche altra volta, non ne eravamo a conoscenza.
Come succede nella vita di una persona, può capitare che qualcosa
che sta accadendo in un paese che non si è mai visto, tra due
persone mai conosciute, si riveli un avvenimento che farà parte
del proprio destino personale, ma lo si saprà solo più
tardi. Per il momento, venire a conoscenza del fatto lascia del tutto
indifferenti, e non ci si sente affatto toccati da questo evento lontano
che si verifica tra due vite sconosciute.
Quando così accade, chiamiamo Destino l'insieme di queste manifestazioni
e la guida invisibile che le presiede. Ma se lo sappiamo in anticipo,
o abbiamo in mente un qualsiasi avvenimento accaduto in un qualsiasi
luogo del pianeta, che in un qualsiasi momento del passato abbia influito
sulla nostra vita, allora il destino lascia il posto alla coscienza
e all'ansia di comprensione. La coscienza si estende, e non viviamo
più sotto il peso del destino, sotto il suo manto, sentendo
l'ignoto in agguato. [
] Non è il destino, ma semplicemente
la comunità, la convivenza, quello in cui ci sentiamo avvolti:
sappiamo di convivere con tutti gli uomini che vivono qui, e anche
con tutti gli uomini che qui vissero un tempo. Il pianeta intero è
la nostra casa.
Convivere vuol dire sentire e sapere che la nostra vita, seppure nella
sua traiettoria personale, è aperta a quella degli altri, non
importa che siano nostri vicini o meno; vuol dire saper vivere in
una dimensione in cui ogni evento ha la sua ripercussione, che per
essere comprensibile non è per questo meno certa; vuol dire
sapere che anche la vita è in tutti i suoi strati un sistema.
Che facciamo parte di un sistema al momento chiamato genere umano.
[
]
La persona vive in solitudine e, per questa stessa ragione, quanto
è più intensa la vita personale, tanto maggiore è
il desiderio di aprirsi e addirittura di riversarsi su qualcosa: è
ciò che si chiama amore, per una persona, per la patria, per
l'arte, per il pensiero. [
]
Sappiamo che esistono altri "qualcuno" come noi, altri "uno"
come noi. La perdita di questa coscienza di vivere in analogia con
gli altri, di essere un'unità in una dimensione in cui ne esistono
altre, porta alla follia.
Marìa
Zambrano, Persona e democrazia. La storia sacrificale, trad.
di Claudia Marseguerra, Bruno Mondadori, Milano, 2000, p.13-15
(Persona y democrazia.La historia sacrifical, Anthropos,Barcelona,
1992, p.16-17
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