A proposito
dei "Consejos" della Condesa De Aranda
(testo
originale di Luciana Gentilli)
Luisa
Maria de Padilla, Condesa de Aranda (1590-1646) è figura di spicco nei
cenacoli letterari aragonesi. E' lei a redigere in quattro trattati i principi
che la nobiltà avrebbe potuto seguire per diventare veramente virtuosa
non solo per nascita quanto per qualità coltivate seguendo gli alti principi
morali della cristianità.
La
studiosa qui fa risaltare l'interesse della Condesa per l'azione femminile. E'
sua infatti la convinzione che "quando gli uomini vengono meno a loro doveri,
suole Dio destare delle donne che ne facciano le veci"
In
Nobleza virtuosa nella seconda parte dedica alla figlia maggiore una vera
e propria <<grammatica comportamentale e d'organizzazione del privato>>.
Il
modello non è certo la donna di salotto arguta e spiritosa che "di
queste ce ne sono già fin troppe" ma piuttosto la donna cristiana
perfettamente autorevole. Fra le tante restrizioni a cui si sottopone la vera
signora, come non uscire di casa se non c'è il marito, girare coperta di
un velo, mangiare poco e bere ancor meno, assecondare il marito nei suoi gusti
così che si sposa un cacciatore ci si fa cacciatrice, ci sono però
alcune resistenze come rifiutarsi di accettare in casa i figli illegittimi e soprattutto
di fronte al sapere, la Condes,a rivendica il diritto delle donne a non esserne
private.
Interessante
la considerazione con cui la studiosa chiude il suo saggio:<< la contessa
affida al suo progetto educativo una funzione pubblica che travalica ampiamente
il rigoroso disciplinamento della condotta femminile. Pienamente cosciente delle
soglie oltre le quali non le è consentito agire - ovvero l'ambito della
propria privatezza, della propria domesticità - donna Luisa propone a tutti
il prestigio del proprio ritiro, del suo libero margine di manovra, la qual cosa
le consente di riqualificare gli spazi chiusi, entro i quali confina la propria
esistenza, conquistando in tal modo, grazie a n combattivo adattamento alla realtà
delle cose, un potere nel sociale altrimenti negatole. La sua intimità
virtuosa diviene così modello offerto all'ammirazione e all'imitazione,
esibizione di sè capace di preservare l'eminenza sociale della sua stessa
classe di appartenenza, il cui destino, a suo avviso, dipendeva unicamente dalla
capacità di essere depositaria dei criteri della perfezione.>>