Donne e conoscenza storica
         

Vai al sito del Festival Cinema Africano 13a edizione a Milano il programma è in costruzione

Tutti film premiati

Festival Cinema Africano 13a edizione a Milano 24 - 30 marzo
(a cura di Donatella Massara)

  Le vincitrici del Festival Gran Premio della Giuria sono per il miglior lungometraggio:

Rachida di Yamina Bachir-Chouikh, Algeria, 2002. Il film è stato premiato anche in considerazione del suo essere un'opera prima, caratteristica tanto più interessante se si pensa che Yamina è nata nel 1954. Il film mette in risalto la relazione fra le donne, in questo caso la madre e la figlia, con particolare vivezza. Rachida è una maestra e non rinuncerebbe tanto facilmente al suo lavoro di cui è molto orgogliosa. Alcuni fondamentalisti vorrebbero obbligarla a lasciare una bomba nascosta in una valigetta dentro alla scuola, lei si rifiutano, le sparano, sopravvive. Lascia così Algeri con sua madre, una donna divorziata. Dove si rifugiano Rachida ritrova, grazie all'amore per la vita, per il lavoro e al conforto della madre, il coraggio di uscire di casa e di affontare una nuova situazione, dove, inoltre esistono i fondamentalisti che agiscono nei momenti di riunione collettiva con il terrore e la violenza. Il film termina con il ritorno di Rachida in classe dopo l'ennesima devastazione, allieve e allievi sono tornati sui banchi di scuola: lei è ancora viva. Rachida è anche una celebrazione in chiave epica delle insegnanti che sono cadute vittime del terrorismo algerino.
In Une femme taxi a Sidi Bel-Abbès, Algeria-Belgio 2000 regia e soggetto: Belkacem Hadjadj, documentario visto a Milano a Filmaker, c'è una parte dedicata alle maestre uccise mentre raggiungevano la loro scuola vicina a Sidi Bel-Abbès.
Rachida dimostra la grande vitalità della regia femminile nei paesi non occidentali, una tensione tutta spesa sulla presenza e la speranza che la comunità ripone nelle donne, soprattutto quelle più giovani; è una qualità che ho notato anche nei film di Sguardi Altrove sul Medioriente, dove le registe ele donne più anziane consegnano alle altre l' attesa di una modificazione politica che riguardi le donne e in generale la situazione di oggi.

per il miglior cortometraggio:

Histoire de tresses di Jacqueline Kalimunda, Ruanda.
Il film è stato girato con pochissimi soldi e spesso con il contributo volontario e gratuito di amiche e amici, come ha detto alla consegna del premio la regista molto felice della somma che le è stata consegnata. Piuttosto originale la trama incanta per il contrasto che stabilisce fra il mondo dove è girato, la metropoli europea, Parigi, e i desideri che corrono nelle donne che vanno a farsi intrecciare i capelli. La protagonista vive quasi sempre chiusa in casa con uno dei suoi figli impegnata a intrecciare i capelli delle donne nere che vanno a cercarla per la sua grande abilità. Una donna più giovane che abita sopra di lei sta cercando una tresseuse e non sa che c'è lei che abita nella sua casa, proprio al piano di sotto. Per la giovane è una scelta importante: i capelli intrecciati sono un ritorno alla sua terra, non si era accorta di avere proprio in casa propria la migliore originatrice di simboli di appartenenza. Come una madre la tresseuse dà felicità e origine culturale uniti insieme.

hanno inoltre ricevuto premi e menzioni:

Napoli centrale video di Bouchra Khalili, Marocco, 2002 una persona gira per le strade di Napoli di notte, la videocamera è nell'auto e le immagini scorrono senza mai fermarsi su niente; il commento fa parlare uno sguardo che vede le cose senza averne la famigliarità e l'abitudine e che nello stesso tempo le conosce, le osserva ele giudica.

Contes crueles de la guerre cortometraggio di Ibea Atondi e Karim Miskè, Congo, 2002. La regista è una donna giovane. Le prime scene le ha girate nel cimitero dove è sepolto il guerriero, suo amico, che l'ha condotta a ricomporre le fila della appena finita guerra congolese anche fra i residui nascosti della formazione Cobra, una delle più terribili e sanguinarie fra i gruppi che hanno combattuto nella guerra delle etnie. Le testimonianze hanno un tema comune, è la crudeltà di questa guerra, droga e assassinio sono confusi in una perdita di sè e dei confini fra l'io e gli altri che accomuna le esperienze raccontate. Una guerra che rivela i suoi lati ancora temibili per quello che ha lasciato irrisolto sul terreno; c'è l'impossibilità di tornare alla vita normale, alla civiltà, come racconta una ragazzina che ha ripreso a frequentare le scuole superiori dove i suoi compagni sono abbrutiti e violenti; ci sono le vendette insanabili, il guerrirero guida è stato ucciso subito dopo il film, una morte annunciata per vendicarsi della crudeltà subita durante la guerra. Lo sguardo femminile non nasconde l'orgoglio di sapere affrontare gli uomini indagando sulla loro 'follia' e le paure che li accomunano alle donne, ai bambini, agli anziani a chi è vittima e non artefice.

Salaam Sudan
cortometraggio di Ishraga Lloyd, Inghilterra/Sudan
, 200. E' il ritorno della regista in compagnia del marito inglese nella terra di suo padre: il Sudan. Figlia di un'inglese e di un nero, morto che lei aveva pochi anni, sono 25 anni che è cittadina inglese. Quasi commovente è l'accoglienza della famiglia che li riceve in aereoporto, la bravura della regista coinvolge sui particolari piu' intimi e inaspettati delle case, sulla vicenda strettamente personale che rimanda alla morte del padre durante un incidente d'auto in compagnia di un fratello. E' un film alla lettera di autocoscienza femminile dove il riincontro, i volti delle persone, i gesti che si scambiano appaiono nella loro semplicità densi di evocazioni e capaci di trasferire in chi guarda i sentimenti che coinvolgono la protagonista e la famiglia. Con l'esatta particolarità dei documentari riesce a raccontare le emozioni e a incuriosire facendo trasparire i pensieri e le riflessioni che avvengono nella mente di una donna europea a confronto con le sue non poi tanto lontane origini in un altro continente.

The sky in her eyes di Ouita Smit, Madida Nacayiyana, Sudafrica, 2002
13° Festival Cinema Africano Milano (editrice Il castoro, Milano, 2003) pag. 64: <<La solitudine e l'isolamento di una bambina allontanata da tutti. Sul pavimento della capanna la madre sta morendo di Aids. Gli occhi rivolti al cielo, la piccola riuscirà con l'aiuto di un amico a far volare in alto un aquilone>>

Tutti i film a regia femminile

SexualMENtality di Palesa Letlaka-Nkosi, Beatur Baker, Asivhanazi "Asi" Mathaba, Sudafrica, 2001. Sono tre interviste che due registe e un regista rivolgono a tre ragazzi, due neri e un bianco; il titolo sintetizza gli spunti di riferimento: il sesso e la mentalità maschile. I ragazzi confermano che il sesso con le ragazze è stato per anni un modo per essere simile agli altri maschi e non essere sottovalutato. Tutti riconoscono il grosso cambiamento avvenuto nella loro esistenza dopo momenti traumatici, per uno la possibile gravidanza di un'amica a sedici anni quando tutta la famiglia si aspetta la fine della scuola e l'iscrizione all'università, per l'altro due anni di galera per stupro (verso la ex-fidanzata), e infine per il terzo la perdita di fiducia della madre dopo che gli si è confessato l'abuso di droghe in discoteca e quello che consegue. Dopo tutto ciò i tre ragazzi sono molto più cauti nelle esperienze sessuali e sono alla ricerca di rapporti veramente serie e affettuosi verso le ragazze.


Mere Courage
di Suzanne Kourouma Sanou, Burkina Faso, 2002 Il documentario descrive la storia di un'insegnante
malata di Aids contratta attraverso il marito morto anni prima. Il coraggio di Sonia che ha tre bambini dopo averne perso un altro, sta non solo nell'impegno per allevare i suoi figli, per arrotondare lo stipendio della scuola ma anche nella cura che dedica ai bambini orfani di genitori morti per la stessa malattia. E' l'associazione "Vie positive" che accoglie le persone malate insieme a professioniste e esperti della salute a andare incontro ai bisogni materiali e alle diffidenze e risentimenti che si sollevano intorno a malate e malati.

Les femmes du rail
di Chantal Djèdjè, Senegal, 2002 E' un documentario dedicato alle donne, un omaggio, come dice la canzone finale. Sono donne vincenti queste che raccontano i disagi dei giorni di viaggio sulla Dakar-Bamako, la fiducia e la soddisfazione nel loro lavoro; sono le commercianti che con i loro traffici di acquisto e rivendita di stoffe, monili, generi alimentari nei grandi mercati fra Senegal e Mali mantengono le famiglie. Sono donne libere che viaggiano sole e fanno nascere preziose amicizie femminili che ritrovano fra un viaggio e l'altro.

Ko bongisa mutu
di Claude Haffner, Francia 13° Festival Cinema Africano Milano (editrice Il castoro, Milano, 2003) pag.95:<<Una giornata in un salone di bellezza africano di una città occidentale. La regista incontra in strada un uomo che fa pubblicità al lovale e si lascia convincere a entrarvi, per immergersi in un "altro mondo". Era da bambina che non le capitava. Ritrova così un modo diverso di vivere il tempo, negli spazi di un salone che si aprono alla memoria, dove ci si fa fare capelli afro alla moda e si guardano video, dove il lavoro viene interrotto dalla pausa pranzo con cibi tradizionali da consumare sul posto o dalle telefonate ... E alla fine la regista esce dal salone con i capelli rifatti, già nel buio della sera, allontanandosi lungo la strada.>>

Bessie Head a soul divided
di Emily Mokoena-Mati, Sudafarica, 2002 13° Festival Cinema Africano Milano (editrice Il castoro, Milano, 2003) pag.83:<< Il video, usando musica e testi originali, basato sulle lettere di Bessie Head, con danze e performances, rievoca la vita e il lavoro della scrittrice sudafricana. Nata nel Sudafrica dell'apartheid nel 1937 da una donna bianca e da un nero, questa scrittrice dotata di enorme talento in seguito si trasferì in Botswana, dove scrisse i suoi romanzi più famosi, affrontando e vincendo con coraggio le sfide che le si ponevano davanti. Questo video la celebra con sguardo originale. Tra i suoi lavori, anche tradotti in italiano, Una questione di potere e La donna dei tesori.>>

Leny Escudero, faim de mots
di Mariette Monpierre, Francia/Guadalupa, 2002 Con un sapiente uso della videocamera la regista riprende il suo testimone, un cantante spagnolo, figlio di rifugiati politici emigrati in Francia. Racconta del suo desiderio di imparare la lingua francese benissimo per stare in una terra di gente ostile e razzista verso gli stranieri. Allo stesso tempo Leny ricorda che adolescente abitualmente rubava i libri in un negozio parigino, quando il libraio lo scopre, si accorge anche che il ragazzino leggeva i libri che rubava, per punirlo lo obbliga a imparare il gioco degli scacchi e giocare con lui e si offre di prestagli i volumi della vetrina perchè li legga.

Voices across the fence di
Andy Spiz, Sudafrica, 2002 Festival Cinema Africano Milano (editrice Il castoro, Milano, 2003) pag.115:<< La guerra civile in Mozambico è stata segnata dall'esodo di una moltitudine di rifugiati in Sudafrica, persone che hanno raggiunto la loro destinazione attraverso il Kruger National Park e scavalcando le reti di filo spinato. Il regista e la troupe hanno dato la possibilità ad alcune famiglie divise di usare il video come forma di lettera da inviare ai parenti lontani, creando in questo modo una fitta corrispondenza per immagini.>>

Fuori concorso

Ashikat el cinema di Marianne Khoury, Egitto, 2002 Festival Cinema Africano Milano (editrice Il castoro, Milano, 2003) pag 123 <<Lavoro di ricerca in due parti di un'ora ciascuna sulle pioniere del cinema egiziano degli anni Venti e Trenta: Aziza Amir, Fatma Roushdi, Behidja Hefez, Amina Mohamed, Assia e Mary Queenie. Interviste, "finti incontri", didattici (con il critico Samir Farid), immagini d'epoca, testimonianze (anche del regista Youssef Chahine), frammenti di film per un viaggio in un'epoca appassionante della più importante cinematografia del mondo arabo>>

Bedwin Hacker
di Nadia El Fani, Tunisia, 2002 Festival Cinema Africano Milano (editrice Il castoro, Milano, 2003) pag. 127<<Kalthoum, genio dell'informatica, piratessa del cyberspazio, dalla sua postazione sperduta nel deserto tunisino riesce a interferire con i canali televisivi europei che trasmettono la coppa d'Europa. In Francia presso i servizi di sorveglianza telematica, si scatena la caccia all'hacker. Ma Khaltoum non si arrende e continua a tempestare gli schermi con i suoi testi in arabo ... Noi non siamo dei miraggi! La sua firma un piccolo dromedario irriverente dal nome Bedwin hacker, il pirata beduino>>

Duka's dilemma
di Jean Lydall e Kaira Strecher, Etiopia, 2001 Questo documentario è interessantissimo per lo sguardo con il quale questa coppia regista è riuscita a fare parlare la vita intima di una famiglia etiope che vive in campagna ai bordi del deserto. Madre, padre alcuni figli, una suocera, una nuova moglie. La protagonista è Duka, la prima moglie, bellissima trentenne vestita di pelle di antilope, conchiglie, come una guerriera. E' lei che scopre davanti alla telecamera i sentimenti di sofferenza che le suscita la nuova moglie, una ragazzina irrispettosa. Sentiamo anche le parole della donna anziana, levatrice esperta, massaggiatrice e conoscitrice delle erbe. Fatica pure lei nel gruppo delle giovani che vorrebbero tenerla lontana, mentre con sua grande soddisfazione scoprono di non avere la sua competenza e hanno bisogno di lei. Nonostante le durissime condizioni di vita sono questi i problemi del gruppo che oltre lo sguardo etnologico la coppia regista riece a mettere in discorso. Finalmente anche la giovane dà alla luce un bambino. Una nascita straordinaria avviene davanti ai nostri occhi, nonostante tutto ancora stupiti: in mezzo alla terra bianca del deserto come si svolge tutta la vita indigena, nasce un bambino e come gli altri e e le altre riuscirà a sopravvivere in mezzo a questa primitiva contemporaneità.

L'Horizon perdu
di Laila Marrakchi, Francia/Marocco, 2000 Festival Cinema Africano Milano (editrice Il castoro, Milano, 2003) pag.141 << Un Marocco a due velocità, quello di chi è disposto a fuggire per cercare un'altra vita, e quello di chi resta per costruire a casa propria qualcosa di diverso e migliore. Abdesalem decide di attraversare il Mediterraneo, ma durante il viaggio emerge il ricordo della ragazza che ama e da cui ha dovuto separarsi>>

Je m'appelle Mouhamed
di Chiara Malta, Francia, 2002 Festival Cinema Africano Milano (editrice Il castoro, Milano, 2003) pag.143 <<Ritratto di Mohamed, un senegalese a Parigi. Nel bar con gli amici, in giro per le strade della città, con uno sguardo critico, spietato e divertito sul suo paese adottivo. La sua passione le arti marziali. Il suo nume tutelare: Bruce Lee ...>>

Negri de Roma
di Sabrina Varani, Italia, 2002 Festival Cinema Africano Milano (editrice Il castoro, Milano, 2003) pag.149 <<"Indelebile inchiostro" è un gruppo di musicisti rap di origine africana che vivono a Roma. Bat e Diamante sono il cardine creativo e produttivo del gruppo. Duwe personaggi legati da una grande amicizia, pur essendo antitetici per carattere e origini. Bat è nato in Nigeria da una famiglia ricchissima ed è emigrato per ribellione alle costrizioni di famiglia; Diamante è arrivato in Italia da un orfanatrofio di Salvador di Bahia all'età di un anno. Le loro storie personali si intrecciano al filo conduttore della loro passione per il rap e il calcio>>

Ricetta d'amore
di Annamaria Gallone e Alessandra Speciale, Italia, 2002 Festival Cinema Africano Milano (editrice Il castoro, Milano, 2003) pag.157 << Gap culturali e ricerca di un linguaggio comune, fanatasie esotiche o semplicemente il sogno di una vita più agiata tracciano una mappa del sentimento e del desiderio attraverso tutta l'Italia>> Il documentario attraverso interviste ben condotte racconta la vita di alcune coppie di nazionalità mescolate viventi in Italia. Una di queste coppie si è separata, formata di un'africana e un italiano rivela l'indipendenza e il lavoro di successo come infermiera di questa giovane donna arrivata con le nozze in Italia che era poco più che adolescente.

Finestre sul mondo

Hoover Street revival di Sophie Fiennes, Gran Bretagna/Francia, 2002 Il film racconta la comunità nera religiosa di Los Angeles creata intorno al reverendo Noel Jones. Prediche di alta teatralità e impellente partecipazione sono la struttura portante dell'esistenza e dei cambiamenti avvenuti in donne e uomini diversi, accomunate/i nella fede e nelle pratiche religiose seguono il reverendo durante le manifestazioni pubbliche o per televisione, ne acquistano i video e commentano la filosofia religiosa di origine biblica che ha destato il desiderio soprattutto nelle donne di lasciare una vita non solo povera per la scarsità di beni economici anche per la colpa di ignorare la bellezza dell'amore e della spiritualità. E' a favore del documentario la regista bianca che è stata accolta in una comunità rigorosamente nera e la testimonianza delle devote, a quanto dicono, molto più felici di prima. Le prediche-spettacolo del reverendo si avvalgono di grandi voci femminili in gospel e di cori misti.

Mabrouk At-Tahrir di Dalia Fathallah, Libano, 2001 Festival Cinema Africano Milano (editrice Il castoro, Milano, 2003): <<Il 25 maggio del 2000, dopo ventidue anni di occupazione, l'esercito israeliano di occupazione libera il Sud del Libano. In un villaggio situato a meno di dieci chilometri dala frontiera con Israele, due famiglie condividono lo stesso cortile. Una delle due case è rimasta vuota dal 1988, quando la famiglia Chahrour fu cacciata. La famiglia Kassem, invece, non ha mai abbandonato l'altra abitazione: uno dei figli ha collaborato con l'occupante. Come si organizzerà la vita quotidiana in questo cortile, e oltre, nel villaggio?>>

Mix Memoria
di Carmen Luz e Vik Birkbeck, Brasile, 2003 Festival Cinema Africano Milano (editrice Il castoro, Milano, 2003): <<Performance fra teatro e musica lungo le strade che si fanno palcoscenico di una rappresentazione politica e sociale. Una rappresentazione che affida alla memoria e ai corpi che la danzano l'evocazione del passato, il senso di lotta e resistenza. Un video al tempo stesso sensuale e duro, nel quale lo spettatore casuale o attento non può restare ai bordi della scena, deve anch'egli giocare la sua parte di Storia.>>

Our times ...
di Rakhshan Bani-Etemad, Iran, 2002 I nostri tempi ... sono quelli delle donne in lista per le elezioni presidenziali nell'Iran di Katami, mentre la figlia della regista ha organizzato con amiche e amici un circolo per sostenere la rielezione di Katami, la madre scopre che nella lista dei candidati ci sono anche alcune donne. Incuriosita va a cercarle. Ognuna ha le sue motivazioni, la giovinezza, inorgoglire i genitori, fino alla più coraggiosa, una divorziata che vedremo alle prese con i grandissimi problemi della sopravvivenza sua e del gruppo famigliare che da lei dipende: la madre cieca e la figlia. Alla ricerca della casa nel corso del film perde anche il lavoro di segretaria per concludere il film commossa con una ammissione: si è iscritta alle liste elettorali perchè ci sia anche il suo nome di donna nella storia dell'Iran.

Sodad
di Lorena Natalia Fernandez, Argentina, 2002 Festival Cinema Africano Milano (editrice Il castoro, Milano, 2003): <<La società capoverdiana in Argentina, costituita dagli emigranti arrivati all'inizio del ventesimo secolo e dai loro discendenti, conta novemila persone. Anche se ignorata dalla maggior parte degli argentini, si tratta della più grande comunità nera di quel paese. Il film mostra la solidarietà che unisce i suoi membri, il mantenimento dei riti e dell'identità.>>

Lettere dalla Palestina, film collettivo coordinatore Francesco Maselli, fra le registe Wilma Labate, Giuliana Gambia, Giuliana Berlinguer, Italia, 2002 Le riprese sui territori palestinesi, le interviste - secondo Maselli - sono state girate con uno sguardo preciso: inteso a non usare la retorica della guerra; allo stesso tempo il film è duro e concentrato sulla Palestina.(Sul mediooriente in questo sito cfr. invece:
Sguardi Altrove: vetrina mediorientale - Video sulle donne ebree e palestinesi)

Documentari a regia maschile dedicati o utili alla storia delle donne

Au prix de verre
di Cyrille Masso, Camerun, 2002 E' una prima regia di un regista camerunese di documentari. Riprende un gruppo di donne che si reca tutti i giorni alla discarica dove vengono rovesciati i rifiuti di una brasserie, In mezzo a montagne di immondizia le donne recperano i pezzi di vetro che rivendono a una fabbrica che produce bottiglie. Unite e felici di lavorare insieme le amiche con un bambino sulla schiena, a volte, senza guanti e alcuna protezione rovistano e raccolgono i vetri che vendono in sacchi a un prezzo ovviamente molto basso. Il film denuncia la situazione perchè sulla discarica pesano interessi di vario tipo, il padrone del terreno che pretenderebbe una parte dei proventi, la fabbrica che manda i camion a ritirare i sacchi anche dopo sei mesi, lasciando le donne senza una lira, la truffa sui pesi e i soldi pattuiti approfittando dell'analfabetismo delle lavoratrici. Allo stesso tempo fa parlare le donne su questo lavoro migliore che starsene a casa a far niente e di cui hanno bisogno per i loro figli; nel corso del documentario veniamo a sapere che il piccolo che vediamo sulla schiena della madre è morto, probabilmente proprio in seguito a questo lavoro. Le donne riescono tuttavia, dopo mesi di attesa, a organizzarsi con l'intervento di una ong per farsi pagare e controllare quanto è stato con loro pattuito.

La legende de Rose al-Youssef
di Mohamed El-Kalioubi, Egitto, 2002
Rose al-Youssef era una ragazzina quando è tornata, orfana di padre e di madre benestanti, in Egitto, scappata a chi l'avrebbe portata forse in un harem. Incomincia lavorare in un teatro fino a che diventa prima attrice. Piccola di statura, minuta, molto bella ci viene descritta come una straordinaria personalità che superava se stessa appena entrata in scena. Il teatro, tuttavia, non resterà lo scopo principale della sua vita; fonderà una rivista settimanale nel 1925, che esiste tutt'ora e a cui lei decide di dare il suo nome Rose al Youssef. E' la prima volta che in Egitto, forse nel mondo arabo una donna dà il suo nome a una pubblicazione. Il settimanale culturale parla di teatro, arte, poesia e anche di satira, attraverso le vignette e i disegni e che quindi entra nel dibattito politico di uno stato che si sta avviando verso la definizione del proprio governo. Nella redazione entrano e si formano quelle che saranno negli anni celebri firme del giornalismo arabo, alla direzione c'è sempre lei, donna intelligente, amministratrice avveduta, potente e autorevole. Sono parole che bisogna usare per definire la storia femminile di una donna importante negli anni di formazione dell'Egitto del Novecento; soprattutto utile per farci capire chi è stata a noi occidentali che di questa storia femminile sappiamo ben poco.

Rencontres d'Africaines Photographes di Kal Tourè, Mali, 2002 Il documentario riprende il secondo incontro dei fotografi africani nel 2001 a Bamakò. E' molto interessante perchè è una storia artistica di cui si sa molto poco, mentre i protagonistui sono nomi famosi di questo continente; ci sono anche alcune donne, giovani e una sudafricana più anziana. Le fotografe cercano le donne come soggetti e fanno la ricerca fotografica per capirle e testimoniare ciò che intuiscono nella vita femminile e in se stesse.